Italian National Revisionism

Trieste Oggi 2003

April

From a small local Trieste newspaper, Trieste Oggi, published Tuesday to Saturday, we can glean something about Venice Giulia, Istria, Fiume and Dalmatia: 

 

 

 

19 April

Restituzione è giustizia

Giunta provinciale e Lega Nazionale d'accordo sulla linea da seguire

Auspicato un potenziamento del ruolo dell'Upt verso la minoranza italiana

I rapporti internazionali con le Repubbliche di Slovenia e Croazia, anche

alla luce degli esiti del recente incontro con il vice-presidente del

Consiglio Gianfranco Fini, la pluridecennale vicenda dei beni forzatamente

sottratti agli esuli istriani, fiumani e dalmati, la diffusione della

cultura italiana in Istria e Dalmazia nel rispetto di un'autentica pluralità

d'indirizzi e il ruolo dell'Università Popolare di Trieste sono stati gli

argomenti al centro della visita che l'avvocato Paolo Sardos Albertini,

presidente della Lega Nazionale, del Comitato Onoranze ai Martiri delle

Foibe e del Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana,

Istriana, Fiumana e Dalmata, ha effettuato ieri mattina al presidente della

Provincia di Trieste Fabio Scoccimarro e al vicepresidente Massimo Greco.

Nel corso del cordiale colloquio, Sardos Albertini, manifestando la propria

soddisfazione per quanto espresso, a nome del Governo, dal vice-presidente

Fini, ha altresì ribadito «la priorità della restituzione dei beni agli

esuli quale obiettivo di giustizia», riscontrando in tal senso la piena

condivisione di giudizio da parte dei vertici dell'Amministrazione di

Palazzo Galatti.

«Proprio nel momento in cui - ha affermato Greco - si realizza

l'allargamento a est dell'Unione Europea, è necessario che le antiche

lacerazioni vengano ricomposte nel segno dell'equità. A tale scopo alla fine

del 2001 la Provincia di Trieste aveva promosso una commissione di esperti

di chiara fama nel campo del diritto internazionale, la quale ha prodotto un

ottimo lavoro a incondizionato supporto delle iniziative e delle istanze del

mondo degli Esuli: non per ferire, ma per lenire».

Infine, in merito all'Università Popolare di Trieste, Scoccimarro, Greco e

Sardos Albertini, oltre a convenire sul mantenimento del suo indispensabile

ruolo, hanno pure espresso il comune auspicio che l'organismo sia in grado

di assumere una maggiore efficacia nei rapporti culturali ed economici con

le comunità italiane d'oltreconfine.

 

 

18 April

 

Italiani o moicani?

Nell'Istria slovena i connazionali sono appena 1.840: il 2,33% della

popolazione

A Pirano e Isola sono la terza componente nazionale, a Capodistria la quinta

(p.r.) Sono solo 1.840 gli italiani residenti nell'Istria oggi slovena: ben

911 in meno rispetto ai 2751 del 1991, ovvero il 33,11%. A dirlo sono i dati

del censimento 2002 diffusi dall'Ufficio statistico della Repubblica di

Slovenia. A livello nazionale il calo degli italiani è un po' meno vistoso:

da 2.959 a 2.258, quindi 701 in meno, ovvero il 23,69%. La "riserva" più

consistente è a Capodistria (712 invece dei 1.015 del 1991). Seguono Pirano

con 698 (1.169) e Isola con 430 (567). Ma ci sono anche 107 italiani a

Lubiana, 56 a Nova Gorica, 19 a Sesana, 15 a Maribor, 10 a Tolmino e 211 in

altre località. Nel Capodistriano risiede quindi solo l'81,48% degli

italiani di Slovenia.

Se si considera chi si è dichiarato «di madrelingua italiana», la situazione

migliora di poco. In tutta la Slovenia sono 3.762 contro i 3.882 di 12 anni

fa (-3%), a Pirano 1.174, a Capodistria 1.059 e a Isola 620. In tutta

l'Istria slovena sono 2.853: un numero comunque irrisorio tenendo conto che

la popolazione complessiva è di 78.846 unità. Gli italofoni sono dunque il

3,61%, gli italiani il 2,33%. A Capodistria gli italiani sono appena l'1,49%

(gli italofoni il 2,22%), a Isola il 2,95% (4,26%) e a Pirano il 4,16% (7%).

In nessuno dei tre Comuni sono il secondo gruppo etnico, perché sempre

superati dai croati, e a Capodistria anche dai serbi e dai bosniaci. In

tutta la Slovenia sono la decima minoranza. Gli italofoni sono 209 a

Lubiana, 98 a Nova Gorica, 49 a Maribor, 28 a Ilirska Bistrica e Sesana, 26

a Kranj, 24 a Postumia, 17 a San Pietro-Vertoiba, 16 ad Aidussina, 14 a

Celje e Krsko, 13 a Murska Sobota, 12 a Novo Mesto, 11 a Kamnik e Velenje,

10 a Domzale e Vipacco, 7 a Comeno, 6 a Longatico, 5 a Ivancna Gorica, 5 a

Gornja Radgona e Jesenice, 4 a Hoce-Slivnica, Kranjska Gora, Kocevje,

Slovenj Gradec Smarje pri Jelsah e Zalec, 3 a Brezovica, Brezice,

Dobrova-Polhov Grad, Grosuplje, Lenart, Lendava, Ptuj, Ruse, Skofija Loka

Trzic e Zagorje ob Savi.

 

 

17 April

 

Luce verde a Lubiana

La Slovenia ha firmato ad Atene il trattato di adesione all'Unione Europea

Il presidente Renzo Tondo auspica un'allargamento esteso anche alla Croazia

Sono stati firmati ieri ad Atene i trattati di adesione all'Unione Europea

da parte di 10 nuovi Paesi: Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca,

Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Cipro e Malta. L'ingresso avverrà

ufficialmente il 1° maggio 2004.

Alla cerimonia, che dà il via libera definitivo a Lubiana, hanno preso parte

i capi di governo di tutti i 15 Paesi membri dell'Unione Europea e quelli

dei 10 Stati che entreranno a farvi parte fra poco più di un anno.

«Questa - ha detto il presidente di turno Costa Simitis - è la più grande

espansione dell'Unione Europea finora avvenuta, un evento che realizza il

sogno di una generazione e riunisce il nostro Continente 13 anni dopo la

caduta del Muro di Berlino».

«La storica divisione Est-Ovest in questa parte d'Europa rimane solo

un'espressione geografica e non più il simbolo di una divisione politica e

di sistemi economici e sociali. Al di qua e al di là del confine, che dal

primo maggio 2004 non si vedrà più, siamo cittadini della stessa Europa». È

stato questo il commento del presidente della Regione Renzo Tondo.

«Il Friuli-Venezia Giulia, impegnato a costruire nuovi rapporti con questi

Paesi fin dalla nascita della Comunità di Alpe Adria nel 1978 e convinto

sostenitore dell'allargamento ad Est dell'Ue, è profondamente consapevole -

ha continuato Tondo - dell'aprirsi di una nuova pagina nella storia del

vecchio continente. Chi ha vissuto, come noi, tutte le vicende di un confine

che tagliava l'Europa in due mondi lontani e contrapposti può comprendere

fino in fondo il grande significato di democrazia, di solidarietà e di pace

che quest'allargamento porta con sé». «Auspichiamo - ha concluso il

presidente - che presto anche altri Paesi dell'area balcanica, come la

Croazia, possano essere compresi nella nuova Europa, per la costruzione

della quale il Friuli-Venezia Giulia ha lavorato e continuerà a lavorare con

convinzione».

 

25 aprile: critiche a Scoccimarro

(p.r.) L'Unione Culturale Economica Slovena (Skgz) critica la scelta fatta

dalla Giunta provinciale di tenere il 25 aprile una cerimonia anche alla

Foiba, di non far parlare alla Risiera sopravvissuti sloveni e croati e di

non far intervenire il coro partigiano "Pinko Tomazic". Per questo il

presidente provinciale Igor Gabrovec ha scritto al presidente Fabio

Scoccimarro chiedendogli di voler convocare nuovamente il Comitato per la

difesa dei valori della resistenza e delle istituzioni democratiche,

ritenendolo «la sede decisionale della celebrazione del 25 aprile in

Risiera».

In linea con tali critiche, Rifondazione Comunista ipotizza addirittura

delle celebrazioni alternative a quelle ufficiali. «L'arroganza,

l'ignoranza e la faziosità "istituzionale" questa volta incarnate dal

presidente della Provincia - scrive in un comunicato il segretario Igor

Canciani - tentano di imporre a tutta la città ed alle sue molteplici

sensibilità una revisione storica e politica della festa della Liberazione,

operando per l'ennesima volta un tentativo di mistificazione che vorrebbero

celare dietro un dato puramente formale (il discorso in lingua slovena alla

Risiera) che nei loro intenti dovrebbe supplire ad un'inaccettabile

forzatura di sostanza che in questo caso diviene mancanza di rispetto nei

confronti dell'intera città. Non si ha più nemmeno il pudore di tentare il

ragionamento parallelo degli "opposti totalitarismi": si passa direttamente,

incuranti del valore simbolico del 25 aprile, al gesto inaudito,

all'attribuzione di una valenza prioritaria alla foiba di Basovizza, luogo

che Scoccimarro intende visitare ed onorare ufficialmente prima della

celebrazione in Risiera».

Canciani parla di «tentativi di inquinamento posti in atto da questi

discendenti dei fascisti».

 

 

Esuli: niente incontro a Zagabria

si parla del 24 aprile

(p.r.) Non si è tenuto ieri, e forse non si terrà nemmeno a breve il

previsto incontro tra la Commissione mista italo-croata che deve trattare

sui beni degli esuli. Il quotidiano polese "Glas Istre" parla di giovedì 24

aprile come data probabile della riunione, ma l'ambasciatore croato a Roma

Drago Kraljevic non esclude slittamenti. Secondo altri bene informati,

l'incontro non si terrà proprio, o almeno non prima delle elezioni politiche

croate previste per il prossimo autunno (si parla di ottobre).

Intanto martedì scorso una delegazione composta dal presidente dell'Unione

degli Istriani Silvio Delbello e da quello della Lega Nazionale Paolo Sardos

Albertini, accompagnati dal deputato di An Roberto Menia, hanno incontrato a

Roma il vice-presidente del Consiglio Gianfranco Fini, il quale li ha

rassicurati sull'impegno del Governo italiano nel chiedere la restituzione

dei beni. Fini ha anche smentito le dichiarazioni di Giovanardi secondo le

quali la minoranza slovena in Italia andrebbe trattata come quella italiana

in Slovenia: non è questa - ha detto - l'idea del Governo Berlusconi.

Tuttavia, rimanendo discordanti le posizioni dei vari ministri, resta da

capire quale sarà la politica unitaria del Governo su tali questioni.

 

 

Nucleare all'Est: un affare da 16 miliardi di euro

tra ammodernamento delle centrali esistenti e costruzione di nuove

Il business dell'ammodernamento degli impianti nucleari dei Paesi di

prossima adesione all'Unione Europea si aggira sugli 8 miliardi di euro, a

cui ne vanno aggiunti altri 8 per la costruzione di nuove centrali.

È quanto calcola l'osservatorio economico del Ministero delle attività

produttive in un dossier diffuso dal viceministro con delega per il

commercio estero Adolfo Urso, in occasione della firma dell'accordo per la

costruzione del secondo impianto della centrale di Cernavoda, in Romania, da

parte di Ansaldo Energia.

«C'è un grande business - ha detto Urso - che può essere un volano per le

imprese italiane che dispongono del know-how, come dimostra questa

operazione dell'Ansaldo». «Il governo - ha aggiunto il viceministro -

condivide la scelta dell'Ansaldo, e un segnale forte in questa direzione è

venuto anche dal Parlamento con l'approvazione alla Camera dell'emendamento

che fa cadere il divieto per le aziende italiane di operare nel nucleare

all'estero».

L'ipotesi avanzata nel dossier è che per la messa a norma degli impianti

esistenti siano necessari circa 400 milioni di euro, mentre per la

costruzione di una nuova centrale con tecnologia occidentale dovrebbe essere

necessario uno stanziamento oscillante tra 1 e 1,5 miliardi di euro, a

seconda della potenza che si vuole ottenere. Si può quindi presumere che per

l'ammodernamento delle circa 20 centrali di tipo sovietico nei Paesi di

prossima adesione le spese complessive ammontino a circa 8 miliardi di euro,

cui aggiungerne altrettanti per la costruzione delle nuove centrali previste

da qui fino al 2015-2020.

Dei 10 Stati che dal 1° maggio 2004 entreranno a far parte dell'Ue fanno

ricorso all'energia nucleare Lituania (80% dell'energia prodotta),

Repubblica Ceca (25%), Slovacchia (55%), Slovenia (40%) e Ungheria (39%). A

questi vanno aggiunti Bulgaria (38%) e Romania (10%), che entreranno nell'Ue

in un secondo momento.

Ogni Paese ha problematiche diverse che - spiega il dossier - possono essere

risolte con la collaborazione delle aziende straniere nel caso in cui non

sia realisticamente possibile per le autorità locali stanziare i fondi

sufficienti. In Lituania, per esempio, particolare preoccupazione destano i

due reattori di Ignalina che dovranno essere dismessi come condizione per

l'accesso all'Ue. Analoga situazione si presenta in Slovacchia, che dovrà

smantellare alcune strutture nel 2006 e nel 2008.

A copertura e garanzia degli eventuali interventi vi sarà probabilmente un

sistema misto governo locale-istituti internazionali (in particolare la

Bers) e «non è da escludere che si arrivi a delle forme di compartecipazione

delle nuove centrali da parte degli stessi consorzi d'impresa che hanno

contribuito alla loro costruzione o al loro ammodernamento».

 

 

16 April

 

La Orion parte alla conquista del nuovo mercato iracheno

si prevedono commesse per 5 milioni di euro all'anno

Paolo Zeriali

 

C'è anche un'industria triestina pronta a lanciarsi nel business della

ricostruzione irachena. Si tratta della Orion, che produce valvole e che ha

già una consolidata presenza in Medio Oriente.

«Esportiamo il 90% della nostra produzione - spiega il vicepresidente e

amministratore delegato della Orion Luca Farina - e il 70% va nei Paesi

mediorientali, soprattutto Arabia Saudita, Iran, Oman e Kuwait. Dopo la

guerra del '91, abbiamo lavorato molto per ricostruire gli impianti

dell'Emirato e non abbiamo ancora finito». «L'Iraq - continua Farina - sarà

un grandissimo mercato, perché lì c'è tutto da ricostruire ex novo e perché

quel territorio si può sfruttare molto di più».

Il manager precisa che stavolta ci sarà un approccio commerciale diverso. «I

nostri clienti - ricorda - sono le grandi società di ingegneria. Nel caso

del Kuwait, abbiamo fornito imprese di vari Paesi, qui invece dovremo

lavorare quasi esclusivamente per gli americani». E gli Stati Uniti si

serviranno della nostra tecnologia? Non preferiranno forse ricorrere alle

industrie "a stelle e strisce" ? «Per fortuna - osserva Farina - in America

non ci sono produttori di valvole. E noi italiani, in questo settore, siamo

leader mondiali». «Il mercato iracheno - aggiunge - potrà dare alla Orion

commesse per un valore di almeno 4-5 milioni di euro all'anno».

Si tratta di un quarto dell'intero fatturato che farà quest'anno l'industria

triestina. La società di via Caboto, infatti, conta di chiudere il 2003 con

20 milioni di euro. Una bella differenza rispetto ai 6 milioni di euro del

'96, quando l'impresa venne rilevata. E anche sul piano occupazionale la

Orion ha un incoraggiante segno positivo, in netta controtendenza rispetto

alla crisi dell'industria giuliana. «Nel '96 - spiega il vicepresidente - i

lavoratori erano 57, ora sono un'ottantina».

 

 

Piskulic miracolato

secondo la corte d'appello di roma, la giustizia italiana non puo'

processarlo

L'omicidio di Sincich sarebbe avvenuto in territorio già controllato dagli

jugoslavi

La Corte d'appello di Roma ha dichiarato ieri di non potersi procedere per

difetto di giurisdizione nei confronti di Oskar Piskulic, l'ultraottantenne

croato imputato dell'assassinio di un antifascista fiumano avvenuto il 3

maggio 1945.

Secondo la Corte, la giustizia italiana non è competente in materia, in

quanto l'omicidio di Giuseppe Sincich sarebbe avvenuto in un territorio già

passato sotto il controllo jugoslavo. In realtà proprio la mattina del 3

maggio 1945 le truppe jugoslave occuparono il capoluogo quarnerino, che in

base al Trattato di Rapallo era parte integrante del Regno d'Italia.

«La sentenza della Corte d'appello di Roma che afferma il difetto di

giurisdizione nei confronti dell'ex capo della polizia segreta di Tito a

Fiume, ad opera della quale scomparvero massacrati e infoibati centinaia di

italiani, grida vendetta al cielo». A dirlo in un comunicato stampa è l'on.

Roberto Menia, presentatore tra l'altro della proposta di legge per la

concessione di una medaglia ai congiunti degli infoibati. «Appare

sconcertante - sottolinea Menia - affermare che i fatti non sarebbero

avvenuti in territorio italiano, posto che Fiume continuò giuridicamente a

fare parte dell'Italia fino al trattato di pace del 10 febbraio 1947

(entrato in vigore il 15 settembre dello stesso anno, ndr) e gli omicidi

furono comunque commessi a danno di cittadini italiani».

«Non ci si può poi meravigliare - conclude Menia - se crolla negli italiani

la fiducia nella giustizia, e tanto più se crolla in coloro che hanno

dolorosamente scelto con l'esodo dall'Istria o da Fiume di essere due volte

italiani: per tutti loro, ed anche per me, questa sentenza sembra infoibare

la giustizia e la speranza nella stessa».

La decisione della Corte d'appello ha indubbiamente lasciato di stucco più

di qualcuno, anche perché il processo era in dirittura finale. Quella di

ieri avrebbe infatti dovuto essere l'udienza conclusiva.

Lo scorso 26 marzo la Prima Sezione penale della Corte di cassazione aveva

dichiarato inammissibili le tre istanze con le quali il difensore di

Piskulic Livio Bernot, sulla base della legge Cirami, aveva ricusato i

giudici della Corte d'appello di Roma, sostenendo che avevano «manifestato

indebitamente il convincimento sui fatti in oggetto» e sollecitando pertanto

il trasferimento del processo ad un'altra Corte d'appello. La notizia era

stata accolta come una vittoria delle parti civili e dalla procura, che si

attendevano una sentenza di condanna. Ora invece la doccia fredda.

In assise Piskulic era stato amnistiato in riferimento all'omicidio Sincich,

mentre era stato assolto, ai sensi della legge del 1959 sui reati

"politici", dall'accusa di aver assassinato sempre agli inizi di maggio del

1945 altri due autonomisti fiumani: Mario Blasich e Nevio Skull.

Ma sia il sostituto procuratore generale Giovanni Malerba che l'avvocato di

parte civile Augusto Sinagra erano ricorsi in appello, ritenendo che le

motivazioni di Piskulic fossero non semplicemente politiche, ma legate

all'odio etnico anti-italiano. Per parte sua Piskulic, che non ha mai

presenziato ad alcuna udienza ma che ora canta vittoria per bocca del suo

difensore, ha sempre negato ogni addebito, sostenendo perfino di non essere

stato lui il capo della polizia politica titina a Fiume nel maggio 1945 e

ricordando di essere stato condannato pochi anni dopo la guerra da un

tribunale jugoslavo per "collaborazionismo" con i nazi-fascisti.

 

 

La Commissione Europea valuterà la Croazia

La Commissione europea valuterà la richiesta croata di entrare nell'Unione

Europea. Secondo l'ambasciatore croato all'Ue Vladimir Drobnjak, questo

«rappresenta il riconoscimento inconfutabile dell'orientamento europeo della

Croazia». Il Consiglio ministeriale dell'Ue ha assegnato ieri questo

incarico alla Commissione in base all'articolo 49 del Protocollo unitario.

L'esame del caso potrebbero concludersi tra un anno con l'espressione del

parere della Commissione.

La richiesta croata era stata avanzata il 21 febbraio scorso ad Atene.

Drobnjak ha ricordato che la pratica è stata sbrigata quindi molto

velocemente, e questo consentirà alla Croazia di "prendere il treno" europeo

assieme a Romania e Bulgaria, che dovrebbero entrare nell'Ue entro il 2007.

I risultati del lavoro della Commissione finiranno sul tavolo del Consiglio,

che, in caso di parere favorevole della prima, dovrebbe decidere i tempi

dell'entrata formale in Europa della vicina Repubblica. In tempi brevi

dovrebbe anche arrivare a Zagabria un corposo questionario mirato a valutare

la conformità della Croazia ai parametri europei. Drobnjak si è dimostrato

ottimista dicendo che, se il suo Paese saprà lavorare bene, esiste la

possibilità che divenga candidato ufficiale all'entrata nell'Ue già entro

giugno 2004. La convenzione di Copenaghen del 1993 dispone precisi parametri

per gli Stati che vogliono far parte dell'Ue, tra cui la stabilità delle

istituzioni ed il rispetto di diritti e principi in campo sociale, politico

ed economico. È necessario anche dimostrare di essere economicamente

sviluppati. In particolare alla Croazia verrà richiesta la totale

collaborazione con il Tribunale Internazionale dell'Aia.

 

 

Ivan Jakovcic non incontrerà Gianfranco Fini

L'assemblea regionale nella sua riunione a Pisino ha approvato una serie di

interventi per la manutenzione degli edifici scolastici. La spesa singola

più consistente, pari a 85mila kune (circa 11mila euro) andrà per la

realizzazione di una stazione di pompaggio nell'ambito del sistema di

canalizzazione presso la scuola media superiore italiana "Dante Alighieri"

di Pola, la quale subisce allagamenti a ogni pioggia abbondante. Uno

stanziamento dello stesso importo verrà fatto dal Governo italiano. Nello

spazio riservato alle interpellanze si è parlato dell'ipotetica visita

all'Istria del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, su invito del

presidente dell'Unione Italiana Maurizio Tremul. Il presidente della Regione

Ivan Jakovcic ha dichiarato che non intende incontrare Fini, come in

precedenza non aveva voluto incontrare il leader della destra austriaca

Haider. «Comunque - ha concluso Jakovcic - siamo un Paese democratico e non

possiamo impedire visite di questo genere».

 

 

15 April 

 

«Nella Slavia friulana

i rossi schiacciano i bianchi»

Ferruccio Clavora*

 

In occasione dell'assemblea dei soci del Forum per la Slavia svoltasi

recentemente a Cividale, il presidente della "Piccola società cooperativa

editrice Dom", Giampaolo Goriup, ha svolto una dettagliata relazione sulle

cause che hanno determinato la messa in liquidazione dell'editrice e quindi

la cessazione, dopo 36 anni di presenza delle famiglie della Slavia

friulana, dell'omonimo periodico, espressione dei cattolici democratici

sloveni della provincia di Udine.

«Dovuta principalmente alla riduzione dei contributi delle Organizzazioni

slovene...», la chiusura del Dom è l'ennesimo attentato al pluralismo, alla

libertà d'espressione ed alla democrazia nell'ambito della vita sociale,

culturale e politica della comunità della Slavia friulana, ma non solo.

In effetti, il continuo perpetrarsi di atti di intolleranza politica ed il

perdurare della strategia tesa ad eliminare coloro che non accettano il

diktat della nomenclatura delle organizzazioni slovene deve coinvolgere

tutti i democratici del Friuli Venezia Giulia e le sue Istituzioni.

Il Forum per la Slavia, movimento popolare democratico e pluralista, esprime

la sua piena solidarietà ai lettori, ai redattori, ai soci della cooperativa

ed in particolare ai sacerdoti che per decenni hanno operato per tenere vivo

il legame tra fede e cultura nelle valli del Natisone; denuncia

l'inqualificabile comportamento dei vertici della nomenclatura slovena che

tende a costituire - con la eliminazione di quanti esprimono posizioni

diverse - un monolitico ed antidemocratico monopolio della rappresentanza di

una comunità che non può riconoscersi nelle esclusive ed unilaterali scelte

politico-partitiche operate dalla nomenclatura stessa; chiede che venga

chiarito l'intreccio esistente tra la Confederazione delle Organizzazioni

slovene (Sso) della Provincia di Udine, l'associazione Don Eugenio

Blanchini, l'organismo "Sklad Benecije", l'editrice Most che pubblica il

bollettino Slovit ed il suo supplemento Novice, il settimanale diocesano la

Vita Cattolica ed i circoli della Margherita di Cividale e delle Valli del

Natisone; invita tutte le forze politiche democratiche e le Istituzioni del

Friuli Venezia Giulia a verificare l'eventuale esistenza di un tacito

accordo tra Roma e Lubiana che sancisce una rinuncia di fatto della

sovranità della Repubblica italiana sulla parte del territorio regionale

interessato dalla presenza della comunità slovena.

I cittadini della Slavia e del Friuli Venezia Giulia hanno il diritto di

sapere se tale implicita intesa esiste e, nell'affermativa, che ne vangano

resi espliciti i termini.

Nel caso contrario, chiedono alle stesse istituzioni di approfondire con

estrema serietà tutti gli aspetti politici, istituzionali, legislativi,

economici ed internazionali che pone il libero sviluppo della Comunità

slovena in Italia ed in particolare di quella presente in provincia di

Udine, al fine di porre termine ai comportamenti fortemente lesivi della

dignità delle persone e dei principi di equità, democrazia e pluralismo

nell'ambito del territorio nazionale.

Alla vigilia del rinnovo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e

pochi giorni dell'apertura della campagna elettorale, una questione di tale

importanza non può venire elusa.

 

*Forum per la Slavia

 

 

La Lega dice no alla Slovenia in Europa

«Votando a favore dell'allargamento dell'Ue alla Slovenia, gli

europarlamentari italiani hanno "dimenticato" sia i diritti dell'attuale

minoranza italiana, sia le legittime rivendicazioni degli esuli istriani». A

dirlo è l'eurodeputato Mario Borghezio, che ricorda come «al contrario il

voto espresso dalla Lega Nord ha voluto esprimere la piena e sentita

solidarietà verso i nostri fratelli che vivono in Slovenia e l'appoggio

concreto alla battaglia morale e politica degli esuli istriani da decenni

ingannati da false promesse».

«Quando la Slovenia entrerà al Parlamento europeo, se le false promesse

fatte da Lubiana all'Ue su questi punti fondamentali ed irrinunciabili non

saranno state mantenute, chiameremo a Strasburgo - conclude Borghezio - gli

indomiti istriani a ricordare all'Europa la tragedia di questo popolo

dimenticato».

 

11 April

 

Il Fvg avrà un ruolo importante nella ricostruzione della Palestina

se ne e' parlato nella missione dell'assessore sergio Dressi in israele

Il Friuli Venezia Giulia è pronto a partecipare al processo di ricostruzione

dei Territori palestinesi, non appena sarà raggiunta la pace tra quel popolo

ed Israele.

Lo afferma l'assessore regionale all'Industria Sergio Dressi, reduce da una

proficua missione nello Stato ebraico. «Nei nostri colloqui con gli amici

israeliani - spiega Dressi - abbiamo gettato le basi di una nostra futura

presenza in Palestina, non appena sarà raggiunta la pace ed entrerà in

funzione il "piano Marshall" voluto dal nostro premier Berlusconi».

«Cominceremo a lavorare su una serie di progetti che utilizzano i fondi

europei - continua l'assessore - per aiutare la Pubblica Amministrazione

palestinese, offrendo il know-how sulle procedure burocratiche e sostenendo

l'informatizzazione». Ma il contributo alla ricostruzione della Palestina

vedrà anche protagoniste «le nostre società che si occupano della fornitura

di gas e dell'erogazione di altri servizi pubblici».

La nostra regione potrà così mettere a frutto l'esperienza maturata in altri

processi di rinascita economica e sociale, come quello dei Balcani. Il

"piano Marshall" per la Palestina nasce da una proposta di Berlusconi, che

ha l'evidente obiettivo di eliminare le condizioni di degrado umano e

sociale nelle quali fermenta il terrorismo mediorientale.

 

10 April

 

La memoria e l'orgoglio

la lega al senato chiede di istituire una giornata in ricordo dell'esodo

«Per decenni le terribili sofferenze patite da questi italiani sono rimaste

nell'ombra»

Il gruppo parlamentare della Lega Nord al Senato ha presentato un disegno di

legge, primo firmatario il sen. Piergiorgio Stiffoni, per l'istituzione

della "Giornata della memoria e dell'orgoglio" dedicata agli esuli istriani,

fiumani e dalmati, da celebrarsi annualmente il 10 febbraio.

«Questa data - spiega Stiffoni - coincide proprio con il trattato di pace

firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, che ha determinato la cessione alla

Jugoslavia delle province di Pola, Fiume e Zara e di una parte delle

province di Trieste e Gorizia. Trecentocinquantamila italiani hanno lasciato

quei territori per rifugiarsi in Italia e altri migliaia sono rimasti nelle

loro terre d'origine, subendo persecuzioni anti-italiane del regime di Tito,

venendo torturati e uccisi nelle foibe e, malgrado ciò, fieri di riaffermare

la propria identità culturale italiana». Il senatore del Carroccio

sottolinea come per decenni «le terribili sofferenze patite da questi

italiani sono rimaste nell'ombra, celate da un velo che la memoria storica,

scevra ed immune da qualsiasi condizionamento politico, ha il dovere di

rimuovere».

Perciò, secondo il parlamentare leghista, appare giusto e doveroso «che le

istituzioni si impegnino a tenere vivo il ricordo di queste vicende umane e

a riaffermare la presenza e l'identità della minoranza italiana in Croazia e

Slovenia».

In occasione della "Giornata della memoria e dell'orgoglio" andrebbero

organizzate «cerimonie, iniziative volte a ricordare le vicende delle

popolazioni istriano-dalmate di oggi e di ieri, nonché occasioni di

approfondimento nelle scuole di ogni ordine e grado sulla storia e le

vicende dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia e sulla tragedia delle

Foibe». Questa ricorrenza verrebbe considerata solennità civile, ma senza

comportare riduzione dell'orario di lavoro, né giorno di vacanza nelle

scuole.

La proposta di legge leghista si aggiunge a quella presentata lo scorso 11

febbraio dal gruppo di An alla Camera dei Deputati (primo firmatario Roberto

Menia), che non dovrebbe trovare grossi ostacoli nell'iter di approvazione.

 

 

Ritossa (An) dice no al monopolio

della rappresentanza slovena

(p.r.) Venerdì scorso il presidente della Giunta regionale Renzo Tondo si è

recato a Lubiana, insieme al segretario personale Alessandro Colautti e al

consigliere per le questioni della minoranza slovena Bogo Samsa, per

incontrare diversi esponenti governativi. In quella circostanza il

segretario di Stato sloveno responsabile dell'Ufficio per gli sloveni del

Friuli-Venezia Giulia Crtomir Spacapan (fino a pochi mesi fa sindaco di Nova

Gorica) aveva chiesto al presidente Tondo di riconoscere quali uniche

rappresentanti degli sloveni in Italia due sole organizzazioni: la

social-comunista (già titoista) Skgz e la catto-progressista (nonché

nazionalista) Sso.

Come abbiamo scritto ieri, la cosa non è andata proprio giù al presidente

della Comunità Economico Culturale Slovena Boris Gombac. Alle sue dure

critiche si aggiungono ora quelle del capogruppo di An in Consiglio

regionale Adriano Ritossa, secondo il quale il monopolio della

rappresentanza minoritaria preteso da Spacapan sarebbe in contrasto con la

libertà di associazione, riconosciuta dalla Costituzione, dallo Statuto

regionale, dalla legge di tutela della minoranza slovena 38/01 (art. 16) e

dalla legge regionale 23/01 (art. 5).

In un'interpellanza al presidente Tondo, Ritossa chiede se «ci si è resi

conto della gravità» delle pretese di Spacapan, che tenderebbero a «colpire

l'ordinamento giuridico italiano ed europeo con intromissioni negli affari

di uno Stato confinante, membro dell'Unione Europea, al solo scopo di

garantire a queste due organizzazioni dei privilegi finanziari, economici e

politici, dimenticando che agli italiani in Slovenia è pressoché impossibile

organizzarsi al di fuori dell'Unione Italiana, proprio per gli ostacoli

posti dalle stesse leggi slovene alla libera partecipazione e

organizzazione».

Ritossa chiede quindi «quali passi intende intraprendere il presidente della

Giunta regionale in risposta alle esternazioni del segretario di Stato

sloveno».

 

9 April

 

«Lubiana non interferisca»

il governo sloveno pretende per skgz e sso il monopolio della rappresentanza

Ma gli sloveni liberali parlano di ingerenza negli affari interni

dell'Italia

Boris Gombac*

 

Venerdì scorso il presidente della Giunta regionale Renzo Tondo,

accompagnato dal segretario Alessandro Colautti, consigliere delegato di

Finest, nonché presidente delegato della neocostituita società mista Friuli

Venezia Giulia-Slovenia, e dal consigliere per i problemi della minoranza

slovena Bogo Samsa, ex presidente della Skgz, già direttore responsabile del

Primorski dnevnik ed azionista della Banca di Credito di Trieste, noto per

aver dichiarato in un processo per diffamazione di non essere soggetto alle

leggi italiane perché residente a Kranj, si è recato a Lubiana, su invito

del Segretario di Stato Crtomir Spacapan, responsabile dell'Ufficio per gli

sloveni del Friuli Venezia Giulia. Il presidente Tondo è stato, inoltre,

ricevuto dal presidente del Governo sloveno Anton Rop e dal ministro allo

Sviluppo regionale Zdenka Kovac.

La visita di Tondo a Lubiana pone alcuni interrogativi non solo di carattere

comportamentale, ma in primo luogo di natura politica. Una visita di

cortesia, prima di abbandonare la scena politica, oppure un forte messaggio

agli amici sloveni e friulani sulla continuità dei rapporti instaurati che

si svilupperà lungo il comune cammino di cooperazione nella realizzazione

dei rimanenti 87 chilometri di tratta ferroviaria da Maribor al confine

ungherese in contemporanea con il raddoppio della linea ferroviaria

Capodistria-Divaccia e la riconversione dei valichi di frontiera di

Sant'Andrea e di Fernetti?

Ma la visita lampo di Tondo a Lubiana è stata caratterizzata soprattutto per

le richieste formulate dal responsabile del governo sloveno per le minoranza

slovena in Italia. L'ex sindaco di Nova Gorica, che si riempiva la bocca di

collaborazione, di compartecipazione, ha chiesto, in barba ai principi di

non ingerenza negli affari interni di uno Stato confinate, in spregio ai

principi di libertà di associazione garantiti dalla Costituzione italiana,

dallo Statuto regionale, dalla legge di tutela n. 38/01, art. 16, dalla

legge regionale n. 23/01, art. 5, e fatti salvi dalle risoluzioni del

Consiglio d'Europa a tutela degli appartenenti alle singole minoranze

nazionali, di riconoscere solo la Skgz e la Sso, le due organizzazioni

foraggiate dal regime di Lubiana, accusate di non aver indicato nei bilanci

consuntivi, come previsto dalla legislazione regionale, i miliardi ricevuti

dall'Ufficio capitanato dallo Spacapan. Dinanzi ad un invito con il quale si

chiede al presidente della Giunta regionale del FVG, Renzo Tondo, da parte

di un ministro della Repubblica di Slovenia, a violare le leggi italiane e

regionali, al solo scopo di garantire l'impunità con gli annessi privilegi,

non si può rimanere indifferenti o ignorarle. L'uscita del responsabile

dell'Ufficio per gli sloveni del FVG va inoltre collegata ai progetti di

natura economica che saranno presentati, a Capodistria, nella sede

dell'Unione Italiana, come prodotti delle due etnie. Nulla di più falso! Si

vogliono contrabbandare progetti di natura privatistica, con soggetti ben

definiti, di cui il Gruppo di lavoro/FVG-Sottogruppo minoranze italiana e

slovena ha il solo compito di approvarle, non avendone mai discusso né in

sede di Gruppo di lavoro-Sottogruppo né in nessun'altra sede, alla faccia

della compartecipazione e della trasparenza.

Su tutte, le problematiche relative alla tv transfrontaliera e la

possibilità di finanziamento nell'ambito del programma Interreg, nonostante

la chiara presa di posizione, con l'approvazione dell'ordine del giorno

approvato dalla Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del

Ministero delle Comunicazioni, in merito al ruolo della Rai e delle

televisioni private che trasmettono nelle lingue minoritarie tutelate.

Di fronte a queste dimostrazioni di insofferenza per il rispetto delle leggi

nazionali e regionali, la nostra Comunità non darà alcun benestare a nessun

progetto che non venga prima reso pubblico e discusso dalle diverse

associazioni delle rispettive minoranze in Italia, Slovenia e Croazia e

presentato in pubblico.

 

*Presidente della Comunità economico culturale slovena

 

 

5 April

 

Stretta di mano a Lubiana

il presidente Tondo ha incontrato il premier Rop e altri esponenti

governativi

Si è parlato anche di Corridoio 5 e di riconversione dei valichi di

frontiera

Per rafforzare ancora di più una collaborazione bilaterale già intensa e

proficua (soprattutto nell'ultimo biennio), Friuli-Venezia Giulia e Slovenia

- hanno concordato ieri a Lubiana il presidente Renzo Tondo ed il premier

Anton Rop - intendono "sfruttare" le concomitanti opportunità del prossimo

semestre di presidenza italiana dell'Ue e della presidenza di turno slovena

dell'Iniziativa Quadrangolare (Italia, Slovenia, Croazia ed Ungheria).

«Ci sono ulteriori sbocchi per il nostro cammino di cooperazione» nella

prospettiva dell'adesione della Slovenia all'Unione europea (maggio 2004) -

ha affermato il presidente Tondo, che nella capitale slovena ha incontrato

anche il ministro allo sviluppo regionale Zdenka Kovac ed il segretario di

Stato agli esteri Crtomir Spacapan (già sindaco di Nova Gorica) - che si

identificano, tra l'altro, nello sviluppo di assi di trasporto ormai

divenuti strategici per l'integrazione di Slovenia ed Ungheria nel quadro

comunitario. Dunque, come hanno concordato Tondo e Rop, il Corridoio

paneuropeo n.5 Venezia-Trieste-Lubiana-Budapest-Kiev (sul quale in

territorio sloveno manca ancora la tratta di 87 chilometri Maribor-Pince

verso il confine magiaro) ed il raccordo ferroviario tra i porti di Trieste

e Capodistria, espressamente citato dal primo ministro Rop, accanto alla

previsione della linea Capodistria-Divaccia-Lubiana ricordata da Spacapan.

Ma la collaborazione tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia nei prossimi mesi

potrà riguardare anche una presenza sinergica di quest'area adriatica, che

vuole "identificarsi" in ambito Ue come zona di alti contenuti tecnologici

all'appuntamento mondiale della Conferenza internazionale sulle

nanotecnologie, nuova frontiera delle applicazioni industriali, in programma

a dicembre a Trieste.

Nel frattempo ulteriore impulso verrà dato ai temi già all'ordine del giorno

dei tavoli di lavoro previsti dagli accordi di cooperazione bilaterale:

quello delle minoranze («un valore aggiunto» su cui puntare, ha indicato il

presidente Tondo), per la collaborazione in campo sanitario (possibile

l'acquisto di una Tac comune agli ospedali di Gorizia e Nova Gorica), per la

riconversione dei valichi di frontiera (in particolare Sant'Andrea/Vertoiba

e Fernetti), per il lavoro transfrontaliero e per la costituzione di una

società mista, che potrebbe avvenire a breve.

Agli incontri di Lubiana sono intervenuti l'ambasciatore d'Italia in

Slovenia Norberto Cappello, la console generale di Slovenia a Trieste

Jadranka Sturm Kocjan e il consigliere delegato di Finest Alessandro

Colautti.

 

 

 

Alberghi Palace di Portorose: bilancio così così

Bilancio positivo ma non troppo quello degli "Alberghi Palace" di Portorose

per il 2002, anno che ha sancito il passaggio del loro pacchetto di

maggioranza alla società "Istrabenz".

Il guadagno netto dell'azienda è stato di 240 milioni di talleri (pari a

1.032.000 euro), con una perdita di quasi 51 milioni di talleri (pari a

219.300 euro): per i dirigenti aziendali questa cifra è inferiore a quella

prevista. Nel complesso però gli "Alberghi Palace" hanno incassato l'8% in

più del 2001, per un totale di 3 miliardi di talleri (pari a 12.900.000

euro), ma hanno dovuto saldare in anticipo un pesante mutuo. A questo va

unita poi la crescita dell'indebitamento societario a breve termine.

La situazione dell'azienda quindi non desta preoccupazioni: le previsioni di

incasso per il 2003 si aggirano sui 325 milioni di talleri (pari a 1.397.500

euro), ed i pernottamenti dovrebbero arrivare al numero di 226mila.

La "Istrabenz" è anche in gara per la ristrutturazione del vecchio hotel

"Palace" di Portorose, che ora versa in cattive condizioni.

 

 

 

Nuovo volume sulla cultura del Capodistriano

"La cultura sul territorio nazionalmente misto dell'Istria slovena" è il

titolo del nuovo libro di più di 360 pagine che va ad arricchire la collana

"Saggi" della Facoltà di filosofia dell'Università di Lubiana.

Presentato nei giorni scorsi presso il Palazzo Pretorio di Capodistria, il

volume è una raccolta di ricerche effettuate tra il 1996 e il 1998 nell'area

costiera, volte ad approfondire gli aspetti storici, culturali e

naturalistici di questo territorio.

La particolarità delle ricerche sta anche nelle fonti utilizzate, in parte

inedite finora al grande pubblico.

Sonja Ana Hoyer presenta il volume con un commento sul ruolo essenziale

ricoperto dalla conservazione monumentale e museale, che avrebbe il compito

di sopperire alla trascuratezza con cui la società odierna tratta il proprio

patrimonio culturale. Seguono quindi quattordici articoli divisi in due

ordini: il primo riguardante la tutela monumentale, il secondo la

museologia.

Lo studio d'apertura tratta delle peculiarità culturali e naturalistiche

della valle del fiume Dragogna e viene da Boris Krizan, ex direttore

dell'Istituto intercomunale per la tutela del patrimonio naturale e

culturale di Pirano.

Daniela Milotti Bertoni ha concentrato invece la propria attenzione agli

interventi di tutela artistico-architettonica effettuati in quest'area dalla

Soprintendenza di Trieste fra il 1918 e il 1945.

Questi gli articoli successivi compresi nella prima sezione: "La villa

romana nella baia di San Simone - proposte per la rappresentazione del sito

archologico", di Marko Stokin, "Il complesso colonico Polje 29 presso

Isola", di Eda Bencic Mohar, "L'importanza del rinnovo a fini abitativi

dell'architettura anonima di Capodistria e di Pirano", di Mojca Gucek, "La

chiesa di Santa Maria d'Alieto - evoluzione storica e restauro", di Daniela

Tomsic, e "Il convento dei Serviti di Capodistria - Santa Maria delle Grazie

(1453-1792)", di Sonja Ana Hoyer.

La seconda parte dell'opera inizia con uno studio di Peter Cerce sul "fondo

antico" della biblioteca del Museo del mare "Sergej Masera" di Pirano, il

cui direttore, Flavio Bonin, ha prodotto il saggio successivo sul ruolo

delle navi militari veneziane nell'Istria oggi slovena.

Le altre ricerche di argomento museologico hanno portato alla pubblicazione

dei seguenti studi: "L'industria della lavorazione del pesce nell'Istria

slovena (1867-1918), di Nadja Tercon, "Gli antichi porti lungo la costa

slovena. Il parco archologico subacqueo nella baia di San Simone ad Isola -

esposizione dei concetti su cui si basa l'esposizione museale", di Snjezana

Karinja, "La nave è la mia casa. Gli alloggi e gli ambienti di ritrovo sulle

navi mercantili del Regno di Jugoslavia", di Bogdana Marinac, e "La pesca di

mare privata lungo la costa slovena, con particolare riguardo a quella delle

sardelle", di Zora Zagar.

Majda Bozeglav Japelj e Lili Bojanic chiudono la collezione con il loro

articolo sul tema "Il simposio internazionale di scultura "Forma Viva".

Sviluppo storico e valorizzazione del laboratorio di scultura di Portorose".

Questo volume segue una prima pubblicazione riguardante il Capodistriano che

era stata offerta al pubblico nel 1993.

 

 

 

 

4 April

 

Il karaoke attira i giovani

 

e' stata un successo la serata musicale alla Comunita' degli Italiani di

Fiume

Anche genitori e nonni hanno incitato i cantanti applaudendo ogni esecuzione

Tamara Soric

 

C'è un conduttore televisivo che qualche anno fa ha coniato il motto:

«Comunque vada sarà un successo». Per noi non ha molta importanza il nome di

tale personaggio, ma la consistenza di un motto che sin dall'inizio sembrava

destinato a diventare famoso. E ce ne appropriamo senza ritegno per parlare

(scrivere) di un avvenimento che decisamente merita di venir ricordato in

questa pomposa maniera.

A coloro che non appartengono alla Comunità italiana di Fiume una simile

introduzione sembrerà senz'altro esagerata, ma possiamo assicurare che non

lo è. Infatti, assistere ad una così massiccia presenza di giovani, lo

scorso venerdì sera nei vani della Comunità degli Italiani di Fiume, è

senz'altro un avvenimento memorabile. L'occasione? La serata finale del

karaoke, organizzato dalla Sezione giovani della Comunità.

Ma andiamo per ordine. Nato con l'idea di attirare i giovani in Comunità,

trasformandola così in un punto d'incontro di tutte le età e generazioni, il

karaoke è stato un primo esperimento che a questo punto possiamo definire

senz'altro riuscito. Articolato in tre serate (la prima dedicata agli alunni

delle elementari,la seconda a quelli della media superiore, mentre la terza

concepita come serata finale nel corso della quale godersi le capacità

canore di entrambe le fasce d'età), il karaoke ha centrato in pieno lo scopo

che si era prefissato. Infatti, chiunque entrasse nello splendido Salone

delle feste veniva accolto da un fragore di risate, dal battere delle mani e

dal canto di tutti i presenti che accompagnava le esibizioni sul

palcoscenico. Una moltitudine di giovani quindi, alcuni accompagnati da

genitori e nonni e qualche insegnante incuriosito e divertito, ha ricoperto

lo spazio antistante il palco, incitando i cantanti ed applaudendo ad ogni

esecuzione più o meno riuscita.

A condurre la serata due alunne della Media superiore, bravissime,

spigliate, divertite e rilassate. E poi i coraggiosi, coloro che hanno

deciso di sfidare le leggi della vergogna, facendo del loro meglio,

esibendosi con tanto di balli, mimica ed anche messaggi importanti: accanto

al divertente "Votate per noi! ", ha riscosso una meritata approvazione

quello che incitava alla fine della guerra in Iraq ("No more war"). Ed il

coraggio è servito anche per esibirsi di fronte ad una giuria di tre

"esperti", nonché alle autorità della Comunità che hanno seguito con grande

interesse la serata ed hanno cantato con i presenti.

I vincitori? Tre per forza di cose, ma in realtà hanno vinto tutti. Per il

loro impegno, l'entusiasmo, la capacità di dare il meglio di se stessi in

una situazione per molti nuova. A vincere sono stati i giovani della nostra

Comunità nazionale, che hanno dimostrato di saper far valere le proprie

qualità, e la Comunità stessa che ha aperto loro le porte del "Tempio".

 

 

«Facciamo conoscere il sacrificio dei Volontari della Libertà»

«Una pregevole raccolta di autorevoli e spesso inedite testimonianze che,

oltre a illustrare con apprezzabile precisione i principali avvenimenti che

sconvolsero la Venezia Giulia nell'ultima fase del secondo conflitto

mondiale e in quella immediatamente successiva, rappresenterà un prezioso

strumento di conoscenza per le generazioni del domani. Il dramma attuale è

proprio questo: mentre i meno giovani discutono sulla ricorrenza del 25

aprile e sui modi di celebrarla, le persone che non hanno vissuto

direttamente quel lontano periodo, e in particolare i ragazzi attualmente

ancora impegnati sui banchi di scuola, sanno poco di quanto successe

allora».

Questo il commento del presidente della Provincia Fabio Scoccimarro al

termine della visita di ieri mattina a palazzo Galatti di una delegazione

dell'associazione Volontari della Libertà di Trieste, guidata dal suo

presidente Fabio Forti e dal componente del consiglio direttivo Lino

Felician, durante la quale è stato presentato il volume "Il secondo

Risorgimento - Breve storia della Resistenza italiana a Trieste 1943-1945",

curato dallo storico triestino Roberto Spazzali.

All'incontro era presente anche l'autore della pubblicazione, realizzata

dalla locale sezione dei Volontari della Libertà con il contributo della

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e che la Provincia di Trieste

provvederà a distribuire agli istituti superiori del capoluogo.

Nel corso del cordiale colloquio si è anche discusso in merito a un altro

ambizioso progetto che l'associazione Volontari della Libertà intraprenderà

nei prossimi mesi: la realizzazione di un documentario sulla Resistenza

italiana a Trieste, anch'esso con il sostegno economico della Regione

Autonoma Friuli Venezia Giulia e che verrà analogamente consegnato

dall'Amministrazione provinciale alle scuole medie superiori.

«Se oggi Trieste fa ancora parte dell'Italia - ha affermato Fabio Forti -

molto lo si deve anche al nostro coraggio di opporci da un lato alla

tirannia dell'occupazione straniera e dall'altro lato a un'ideologia che

"doveva" essere giusta. Questa verità oggi non può più non essere

pubblicamente riconosciuta ed affermata».

«Tra la fine e l'inizio del maggio '45 i Volontari della Libertà, formazione

che al proprio interno raccoglieva uomini e donne di orientamento cattolico,

repubblicano e liberale, furono gli unici - gli ha fatto eco, in

conclusione, il presidente Scoccimarro - a sostenere con forza e a prezzo di

tremendi sacrifici l'italianità di Trieste e dell'intera Venezia Giulia.

Attraverso l'opera del professor Spazzali viene fornita una pronta risposta

all'invito, formulato del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

in un incontro con i Volontari della Libertà svoltosi al Quirinale nel marzo

2002, di raccontare quanto è accaduto in quei terribili anni, perché la

democrazia, la libertà e la sicurezza del vivere civile non vengano mai più

calpestate da ideologie totalitarie».

«Da parte nostra - ha continuato Scoccimarro - aggiungiamo che in queste

terre di confine molti scomparvero nel nulla e vennero quindi volutamente

dimenticati a seguito di cosiddette ragioni superiori determinate dal clima

della guerra fredda».

 

 

 

In Slovenia si delineano le Regioni

I responsabili del Ministero degli interni sloveno stanno tracciando la

mappa delle future Regioni, nell'ambito del progetto di decentramento

statale, atteso da anni.

Al momento la loro proposta prevede l'istituzione di otto Regioni. È stata

delineata tenendo presente sia il potenziale economico e di sviluppo che

l'ampiezza delle zone individuate, a cui dovrebbero venire devoluti alcuni

poteri amministrativi. Da questo dovrebbe poi scaturire la nuova legge sulle

autonomie locali. Per quanto riguarda il cosiddetto "Litorale", la loro idea

(ancora in fase di sviluppo) sarebbe di porre i Comuni di Pirano, Isola,

Capodistria, Erpelle-Cosina, Divaccia, Villa del Nevoso, Sesana, Postumia e

Cerknica in un'unica Regione con capoluogo Capodistria. Per portare a

termine il progetto sarà comunque decisiva la pronuncia della Camera di

Stato in merito alla modifica dell'articolo 143 della Costituzione

riguardante gli enti locali, aggiungendovi la possibilità di creare Province

e Regioni.

 

 

Vocabolario del dialetto di Gallesano

Sarà presentato oggi pomeriggio nella Comunità degli Italiani di Gallesano,

alle ore 18, il ventesimo volume della collana degli "Atti" dal titolo

"Vocabolario del dialetto di Gallesano d'Istria", a cura di Maria Balbi e

Maria Moscarda Budic, pubblicato per iniziativa del Centro di Ricerche

Storiche di Rovigno, dell'Unione Italiana e dell'Università Popolare di

Trieste, enti promotori dell'incontro in collaborazione con la locale Ci.

Come spiegano le due autrici nella prefazione, dopo i vocabolari sul

dialetto di Dignano, Valle, Rovigno e Capodistria, c'era il bisogno «di

un'opera scritta che documentasse anche la parlata di questo piccolo paese

situato nella parte sud occidentale dell'Istria».

Il dizionario propone una raccolta documentata di voci, frasi tipiche,

detti, proverbi, modi di dire, usanze che riflettono momenti e aspetti della

vita quotidiana e contadina dei gallesanesi.

La ricerca, come spiegato ancora dalle autrici, si è basata esclusivamente

sulle testimonianze della parola viva delle persone più anziane di

Gallesano, poiché fonti scritte in questo campo sono quasi inesistenti.

Si tratta dunque di una testimonianza per le generazioni future, per

conservare questa antica parlata istriota che, negli ultimi anni, ha subito

l'influsso dell'istroveneto, della lingua italiana, del ciakavo e della

lingua croata.

 

 

Alle Poste francobolli e cartoline del Liceo Ginnasio di Pisino

Continua in tutti i 34 uffici postali della provincia di Trieste la vendita

del francobollo e della cartolina dedicati alla commemorazione del Liceo

Ginnasio Gian Rinaldo Carli di Pisino d'Istria. Francobollo e cartolina

riportano l'immagine in primo piano dell'insigne economista e storico G.R.

Carli e, a destra, uno scorcio dell'omonimo Liceo Ginnasio di Pisino

d'Istria, che fu istituito nel 1898.

Alla fine degli anni '30 la Scuola di Pisino raggiunse i massimi risultati

per il numero di diplomati. Nel complesso, durante l'intera vita della

scuola, si calcola che si siano diplomati non meno di 570 giovani: tra

questi il musicista Luigi Dallapiccola. L'edificio scolastico venne

distrutto dai bombardieri tedeschi nel 1943.

Per gli appassionati della filatelia, lo sportello filatelico della Posta

Centrale allestito all'interno del Museo Postale e Telegrafico della

Mitteleuropa triestino di piazza Vittorio Veneto è ancora in grado di

garantire lo speciale bollo figurato del primo giorno di emissione del

francobollo dedicato al glorioso ginnasio.

Inoltre il personale applicato è in grado di illustrare con competenza tutte

le ultime emissioni e le novità filateliche prodotte dalle Poste Italiane.

 

 

Tondo a Lubiana

Il presidente della Regione, Renzo Tondo, sarà domani in visita ufficiale

nella Repubblica di Slovenia. A Lubiana, infatti, il presidente Tondo

incontrerà il capo del Governo Anton Rop, nonché il ministro per gli Affari

Regionali Zdenka Kovac. Successivamente Tondo avrà una riunione con il

segretario di Stato e direttore dell'Ufficio per gli Sloveni all'Estero

Crtomir Spacapan.

 

 

Nuovi membri della Nato riuniti in Romania

Oggi e domani si terrà a Snagov, vicino a Bucarest, una riunione dei capi di

governo dei sette Paesi che lo scorso novembre, durante il vertice di Praga,

sono stati invitati ad entrare nella Nato. I partecipanti saranno: Simeone

di Sassonia Coburgo-Gotha (Bulgaria), Siim Kallas (Estonia), Einars Repse

(Lettonia), Algisdas Brazauskas (Lituania), Mikulas Dzurinda (Slovacchia) e,

per la Slovenia, il ministro degli Esteri Dimitrij Rupel. A fare gli onori

di casa sarà il primo ministro romeno Adrian Nastase.

L'obiettivo dell'incontro è quello di rafforzare l'intesa tra i sette Paesi

per riuscire ad affrontare in modo unitario i cambiamenti che stanno

avvenendo in seno alla Nato e i nuovi rischi nell'area euro-atlantica.

Intesa che, come si può leggere nel comunicato stampa del governo di

Bucarest, era già forte ancora prima del vertice di Praga.

 

 

Prorogato accordo confinario sloveno-croato

Nella sua ordinaria seduta settimanale a Zagabria, il Governo croato del

premier Ivica Racan ha deciso di prorogare di altri tre mesi, dunque fino al

3 luglio prossimo, il regime provvisorio definito dall'accordo con la

Slovenia sul piccolo traffico e la collaborazione nelle zone di confine tra

i due Paesi. Il regime in questione viene così prorogato per la seconda

volta, come raccomandato dalla commissione mista permanente per le

relazioni bilaterali. La stessa commissione di recente ha inoltre concordato

la proroga - anche questa per tre mesi - dell'accordo provvisorio sulla

pesca nella zona di mare tra Croazia e Slovenia.

 

 

Presto un asilo italiano anche a Zara?

Si è tenuto ieri l'incontro tra la delegazione dell'Unione Italiana, formata

dal presidente Maurizio Tremul e dal membro della giunta Diego Babich, con

il presidente dell'Assemblea municipale zaratina Davor Aras, al fine di

stabilire le modalità di apertura di un asilo italiano con sede nella città

dalmata.

Sono due gli edifici già individuati, ma il più adatto sembra essere un

locale del centro vicino ad un'area verde che necessita però di alcuni

lavori di ristrutturazione. La sede dell'asilo dovrebbe occupare solo il

primo piano dell'edificio (100 metri quadri), mentre gli altri due piani

potrebbero venire affittati e il ricavato andrebbe alla Comunità degli

Italiani.

Babich e Tremul garantiscono battaglia in sede di Giunta e Assemblea

dell'Unione Italiana per l'ottenimento dei fondi per l'asilo entro il 2003.

In precedenza la delegazione ha avuto un incontro con la giunta della

Comunità degli Italiani di Zara, presieduta da Silvio Dujella, al fine di

verificare l'effettivo avanzamento dei lavori della sede della Ci, che

dovrebbe essere inaugurata in settembre. Sono stati rilevati, però, alcune

difficoltà riguardo il pagamento dell'affitto della sede provvisoria a causa

del blocco dei finanziamenti da parte dell'Upt, ma entro la settimana tutte

le pendenze dovrebbero essere sanate.

Nel corso dell'incontro è stata evidenziata anche la grande affluenza ai

corsi di italiano a Zara, che momentaneamente si tengono presso l'Università

popolare locale, ma che, non appena la sede della Ci sarà finita, si

trasferiranno lì.

Al termine della visita, la delegazione ha incontrato i connazionali di

Zara: l'affluenza è stata di circa 70 persone (il 25% degli iscritti).

 

 

 

Trieste guarda al Principato di Monaco

Il presidente della Camera di commercio di Trieste Antonio Paoletti ha

ricevuto ieri pomeriggio l'ambasciatore a Roma del principato di Monaco S.

E. Henri Fissore, accompagnato dal console a Trieste Gesualdo Pianciamore.

Nel corso dell'incontro l'ambasciatore Fissore ha tracciato una serie di

opportunità offerte dal Principato alle aziende italiane e si è soffermato

sull'attenzione posta nei confronti delle Piccole e medie imprese, ovvero di

un modello che ben si adatta alle dimensioni del Principato.

L'ambasciatore si è soffermato sulla nuova Camera per lo sviluppo economico

di Monaco, che ha proprio il ruolo di promuovere all'estero le opportunità

di investimento e collaborazione offerte. Il presidente Paoletti, dopo aver

tracciato le linee di sviluppo della Trieste dei prossimi anni, ha

evidenziato come sia importante entrare in contatto diretto con la Camera

per lo sviluppo economico di Monaco per verificare la possibilità di

presentare il capoluogo giuliano a Montecarlo sotto il cappello di "Trieste

Sviluppo" (che la Camera di Commercio di Trieste ha esportato in varie

realtà europee) spaziando quindi dall'imprenditoria alla ricerca, passando

per la cultura e le Istituzioni locali.

 

 

 

 

3 April

 

Infoibati: medaglia più vicina

Ieri la Commissione Affari Costituzionali ha esaminato e votato tutti gli

emendamenti riferiti alla proposta di legge dell'on. Roberto Menia (An) per

conferire una medaglia ai congiunti degli infoibati. Sono stati recepiti su

parere conforme dal relatore on. Anedda (An) alcuni emendamenti della

sinistra al fine di giungere ad un testo il più possibile condiviso da tutto

lo schieramento parlamentare. Sono ora previsti i pareri delle Commissioni

Difesa e Tesoro, a seguito dei quali la proposta verrà votata e mandata in

aula per la discussione che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane.

L'onorevole Roberto Menia, intervenuto vivamente nel dibattito, ha espresso

soddisfazione per l'avanzamento celere del provvedimento, che consentirà di

ottenere finalmente il riconoscimento ufficiale e simbolico dello Stato al

sacrificio degli infoibati per l'amor di patria.

 

 

Console italiano in visita a Cittanova

Il console generale d'Italia a Fiume Roberto Pietrosanto ha visitato

Cittanova, dove si è incontrato con i vertici della Comunità degli Italiani.

La presidente Paola Legovic Hrobat ha illustrato le attività del sodalizio,

che rappresentano un prezioso contributo alla vita culturale e artistica

della città. Si è però lamentata della scarsa sinergia con la locale scuola

italiana, i cui insegnanti e allievi sarebbero poco presenti in Comunità. Il

presidente della giunta comunitaria Glauco Bevilacqua si è soffermato sul

discorso della ristrutturazione della sede, che verrà fatta con i soldi del

governo italiano. «Siamo praticamente arrivati - ha affermato Bevilacqua -

alla fine del lungo iter procedurale-burocratico, per cui il cantiere dei

lavori dovrebbe venir aperto al più tardi nell'inverno prossimo».

Successivamente il console si è recato al Palazzo municipale dove ad

attenderlo c'era il sindaco Anteo Milos. «Mi complimento con lei per la

vittoria alle recenti elezioni locali anticipate», ha esordito Pietrosanto,

esponendo poi una serie di progetti culturali nei quali potrebbe includersi

anche Cittanova, nell'ambito del Protocollo di collaborazione recentemente

firmato tra Roma e Zagabria. Ha quindi annunciato il prossimo arrivo in

Istria di una folta delegazione di imprenditori italiani, interessati ad

avviare attività da queste parti, Cittanova compresa.

Il 33enne sindaco ha risposto dicendo che l'aumento della collaborazione su

tutti i fronti con l'Italia fa parte delle strategie della sua giunta. Ha

infine promesso il sostegno della Città nella ristrutturazione della sede

della Comunità degli Italiani, che sarà anche in futuro il fulcro delle

attività culturali in città.

 

 

«Rinegoziamo Osimo!»

il trattato scadra' nel 2004 e allora il governo potra' chiederne la

revisione«È la causa dei maggiori mali di Trieste, ed è qui che dovrà essere

rifirmato»

Maria Novella Loppel Paternolli, attiva da anni sulle tematiche del confine

orientale e dell'italianità della Venezia Giulia, ci ha inviato la bozza di

una sua iniziativa finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla

questione del Trattato di Osimo di prossima scadenza. Nel 2004 il Governo

italiano deciderà se rinnovarlo o rinegoziarlo.

 

PARERE SUL TRATTATO DI OSIMO

RICHIESTA DEI CITTADINI

 

Caro cittadino,

questa lettera ti ricorda che il Trattato di Osimo scade nel 2004 e il

Governo Italiano a quel punto potrebbe fare due cose (dovrà fare una delle

due):

- Rinnovare il trattato per altri 25 anni, mantenendo l'attuale situazione;

- Rinegoziare il trattato, cioè ridiscuterlo ed eventualmente cambiarlo in

tutto o in parte;

La seconda scelta darebbe la possibilità al Governo di cambiare le regole a

favore di Trieste e del suo territorio e aprirebbe un futuro nuovo per la

nostra città.

Non si sa se il Governo di sua iniziativa opterebbe per la seconda scelta.

Quello che si sa per certo è che chi ha voluto il Trattato di Osimo farà di

tutto perché esso non venga cambiato, facendo pressione sul Governo per

questo.

Perciò è necessario fare pressione sul Governo con delle esplicite

richieste, se si vuole che le cose cambino.

Ti sei mai chiesto perché il nostro porto non funziona?

Ti sei mai chiesto perché i treni vengono cancellati?

Ti sei mai chiesto perché Trieste vivacchia alla meno peggio, mentre

potrebbe fare molto di più?

Forse sì, ma certo non sai che tutte queste cose (e molte altre) sono la

conseguenza del Trattato di Osimo, per esempio il limite delle acque

territoriali, per cui i pescatori (triestini e non) hanno pochissimo spazio

per pescare.

Come ben sai, il Trattato di Osimo è stato firmato a Osimo (piccola

cittadina in provincia di Ancona) dal Governo di allora su richiesta

ufficialmente non si sa di chi, ma certo non dei triestini (in realtà

sappiamo bene chi lo ha voluto). Il Governo di allora firmò - per salvare le

sue poltrone - una condanna per la nostra città che ha pesato sulla nostra

vita per tutti questi anni.

Se pensi che la causa del declino di Trieste sia colpa del Friuli, sei in

errore: il Friuli è vasto e ha già molte risorse; non avrebbe nessun

interesse a far morire la città di Trieste, tanto più che molti Friulani

studiano e lavorano nella nostra città.

Se pensi che i nostri politici lasciati a se stessi facciano qualcosa per

cambiare sei anche in errore: essi faranno ciò che viene loro chiesto di

fare, anche perché questo sarebbe il loro compito. Per non parlare di quelli

che prendono decisioni solo per salvare le loro poltrone...

Se sei tra quelli che desiderano l'autonomia di Trieste e pensi che le

attuali iniziative servano allo scopo sei anche in errore: per Trieste non

ci sarà nessuna autonomia finché resterà in vigore il Trattato di Osimo,

perché il Trattato di Osimo sancisce esattamente l'opposto.

Ti sembra giusto che gli altri decidano ancora una volta per te, per noi e

per i nostri figli o nipoti?

Ti sembra giusto che venga mantenuto un patto scellerato che ha condannato

al declino la nostra città?

Tu sei nel pieno diritto di esprimere la tua opinione e chiedere al Governo

azioni che servano a migliorare la condizione della tua città.

Se ami la tua città, la tua terra, i tuoi figli e nipoti; se ami l'Istria o

la terra che i tuoi hanno dovuto lasciare ingiustamente, questa è

l'occasione per fare veramente qualcosa di concreto.

La tua richiesta è importante e i politici sono obbligati a tenerne conto.

Per te l'unico rischio sta nel non far sentire la tua voce, nel lasciare che

gli altri decidano al tuo posto una situazione che sarai tu a dover pagare.

E' ORA DI FINIRLA CHE SIANO GLI ALTRI A DECIDERE DEL NOSTRO DESTINO

Cosa fare: puoi compilare e spedire (prioritaria o raccomandata, o via fax)

la scheda sottostante all'indirizzo indicato.

La scheda è perfettamente legale ed è l'espressione di un tuo diritto.

Viva San Giusto! Viva Trieste!

 

ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - ROMA

(Via ______ n.__) Fax n.___

Io Sottoscritto/a _________

Residente a (città) _______

Via/piazza ______________

Documento (carta di identità - patente) n. ______________

 

Chiedo espressamente che il trattato di Osimo venga rinegoziato, e rifirmato

nella città di Trieste, dal Governo Italiano entro i termini di legge,

secondo la vigente normativa.

Chiedo che le nuove clausole vengano in anticipo rese pubbliche e sottoposte

al giudizio dei cittadini.

 

Data___________________

Firma leggibile___________

 

 

«Viva Trieste, Pola e Fiume italiane!»

un toscano racconta le manifestazioni del dopoguerra

 

Nel suo libro storico-autobiografico "Un passato che parla. Isola

D'Elba-Firenze (1938-1945)", Edizioni Medicea, Roberto D'Alessio fa anche

dei riferimenti alla Venezia Giulia (cosa purtroppo abbastanza rara fra gli

autori italiani). Li riportiamo di seguito.

 

«Hitler firmò un decreto in forza del quale vennero istituiti due

Governatorati (con due "Gauleiter"): l'"Adriatisches Küstenland" ("Litorale

Adriatico") e "l'Alpenvorland" (Zona Prealpi) su territorio italiano. il

"Küstenland" (Gauleiter della Carinzia) comprendeva la Carnia, Udine,

Gorizia, Trieste, l'Istria con Pola, la provincia Carnàro (Kvarner, oggi in

croato) con Fiume (Rijeka oggi in croato). L'Alpenvorland (Gauleiter del

Tirolo) comprendeva le province di Bolzano, Trento e Belluno»...

«Il sentire che il Trentino-Alto Adige e l'Istria e la Dalmazia non erano

più terre italiane ma "tedesche" ci addolorò e, in cuor nostro, ci

auguravamo che - questa - non fosse certo la soluzione definitiva. Capimmo

subito che, allora, i nostri confini erano tornati all'epoca della Terza

guerra d'indipendenza, cioè al 1866! La Prima guerra mondiale, la '15-'18,

sarebbe stata, addirittura, dunque inutile! Questa la prima impressione. Ma

in seguito, con il passar degli anni avremmo avuto modo di conoscere e

capire ben altro! Solo anni dopo, quando il mondo venne a conoscenza dei

"campi di sterminio" (Vernichtungslager) nazisti si seppe anche che l'unico

esistente in Italia era quello della "Risiera" di San Saba, vicino a

Trieste, costruito lì appositamente perché - quello - non era più

considerato territorio italiano, bensì tedesco. Solo anni dopo, si seppe che

il Maresciallo Josip Broz, detto "Tito", nelle sue rivendicazioni su Trieste

e sull'Istria avrebbe accampato, fra l'altro, anche la scusante che - queste

- erano terre salve occupate dai tedeschi per cui egli non ne avrebbe

discusso con l'Italia!»...

«E con la libertà, comparvero anche le dimostrazioni studentesche in favore

dell'italianità delle nostre terre (che - si sentiva dire - sarebbero andate

perdute in seguito al Diktat, cioè al trattato di pace, punitivo per

l'Italia). I meno giovani ricorderanno quei tempi: uscivamo - sconfitti in

malo modo - dalla seconda guerra mondiale e da una tremenda guerra civile;

il territorio nazionale era sconvolto per le distruzioni di fabbricati,

strade, ponti, ferrovie; fame e miseria ovunque; alle porte d'Italia - al

nord est - premeva il potente esercito titino della "Repubblica popolare

federativa jugoslava" che voleva riportare - con la forza - i confini

orientali italiani a quelli del 1866; le stragi delle "foibe" istriane (ad

opera di sloveni e croati), tragico avvenimento - questo - di cui per tanto

tempo non si è parlato. Queste dimostrazioni - nazionalpatriottiche e non

politiche - erano giustificate, nel ricordo - anche - del grande contributo,

in vittime ed invalidi, delle famiglie italiane per la prima guerra

mondiale, la '15-'18. Ricordo bene che - tricolore del Regno d'Italia in

testa - (la bandiera ci era stata consegnata, regolarmente, dalla Presidenza

dell'Istituto) noi del "Michelangiolo", partendo da via della Colonna,

seguivamo questo itinerario: passando per via Masaccio, prelevavamo gli

studenti del liceo scientifico "Leonardo Da Vinci" (che era in un grande

fabbricato preesistente a quello occupato dalla Sip, prima, dalla Telecom,

poi), quindi in piazza Vittoria quelli del liceo classico "Galileo" e, tutti

uniti, ci dirigevamo verso via Tornabuoni, una delle più belle e,

sicuramente, la più "chic" di Firenze, quella dei Consolati. Intanto, al

corteo si erano aggiunte associazioni combattenti e reduci, vari mutilati di

guerra e persino molti vecchi garibaldini, reduci dalla prima guerra

mondiale. Con il nostro entusiasmo giovanile ed agitando diversi tricolori

noi - incitati da numerosi cittadini inseritisi, nel frattempo, nel nostro

corteo durante il percorso (fra l'altro, in molte abitazioni civili era

stata esposta la bandiera nazionale) - andavamo a manifestare, inermi ed

inquadrati, sotto i Consolati: di Gran Bretagna (palazzo Antinori), di Stati

Uniti e di Romania (tutti dallo stesso lato - a destra andando verso l'Arno

- della stessa via Tornabuoni) e di Francia (in piazza S. Trinita): sempre

al grido di "Viva l'Italia! Viva l'Istria italiana! Viva Trieste, Gorizia,

Pola, Fiume e Zara italiane! Dopo il corteo - passando da via Strozzi -

attraversava piazza Vittorio Emanuele (oggi, della Repubblica) e si

scioglieva in piazza della Signoria, pacificamente». «La bandiera del nostro

Istituto veniva accuratamente ricomposta, riavvolta intorno all'asta

metallica, riportata alla scuola e riconsegnata in Presidenza (nelle mani di

"Vero è...") o di chi per esso».

 

 

Numerose imprese triestine

a Zagabria insieme a Paoletti

Folta partecipazione l'altro giorno a Zagabria di imprese triestine

nell'ambito della missione commerciale e istituzionale italiana guidata dal

vice Ministro Adolfo Urso in Croazia. Sviluppo degli scambi, degli

investimenti e della presenza finanziaria fra i temi degli incontri.

Nell'occasione, il presidente camerale Antonio Paoletti, che faceva parte

della missione ristretta al seguito dell'onorevole Urso, si è incontrato con

il vice-ministro croato dei Lavori pubblici Venko Curlin, discutendo sulle

necessità di potenziamento delle infrastrutture di attracco nei porti della

costa e delle principali isole della Croazia in vista dell'attivazione di

collegamenti mediante navi traghetto con il porto di Trieste in grado di

supportare il traffico sia turistico che commerciale. Paoletti ha chiesto a

Curlin di intervenire pure presso i colleghi degli altri dicasteri

competenti per agevolare l'istituzione di tali linee di navigazione già

dalla prossima stagione.

È stata sollecitata anche la prosecuzione delle opere autostradali di

connessione con i porti di Spalato e Ploce, nell'ottica

dell'interconnessione fra i corridoi Paneuropei 5,5c e 10.

Interessante pure il successivo colloquio presso il Ministero croato per

l'lntegrazione europea con l'esperto Hrvoje Franusic, nel comune auspicio

che la Croazia possa raggiungere nei tempi previsti l'acquis communautaire,

in vista del possibile ingresso nell'Ue dal 2007.

Il presidente Paoletti, con alcuni operatori triestini e con il console

della Croazia a Trieste, ha effettuato infine un sopralluogo ai locali

prescelti quale sede per il nuovo ufficio di rappresentanza a Zagrabia della

Camera di Commercio di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia, che si

conta di inaugurare entro aprile.

 

 

Da lunedì la bandiera con la capra

sventola in tutti i Comuni dell'Istria

La nuova bandiera istriana da lunedì sventola in tutti i Comuni della

penisola. La prima è stata issata in mattinata a Pisino. Poco dopo la

cerimonia è stata ripetuta a Pola, nel Foro, alla presenza di tutti i

sindaci dei Comuni limitrofi. La sera il vessillo verde-azzurro, in cui

campeggia al centro su sfondo blu la capra istriana, è stato solennemente

consegnato dalle autorità regionali a tutti i primi cittadini dell'Istria.

Per arrivare all'approvazione di questo simbolo è occorso un complesso iter

burocratico di dodici anni, iniziato nel 1993. Ora Ivan Jakovcic, presidente

della Giunta regionale, ha potuto esprimere piena soddisfazione per aver

definitivamente superato i vari impedimenti di natura legislativa,

burocratica e politica che avevano intralciato la realizzazione del

progetto.

Sulla stessa linea hanno espresso il loro entusiasmo anche il sindaco di

Pola Luciano Delbianco e quello di Rovigno Giovanni Sponza.

Da notare che il giorno precedente, domenica 30 marzo, si era svolta la

prima celebrazione della Giornata dello Statuto istriano. La succesione di

eventi non è casuale, e si inquadra in un più ampio percorso simbolico atto

a sottolineare le peculiarità dell'Istria. Non a caso la cerimonia di

Rovigno è stata accompagnata dall'inno istriano "Krasna zemljo", eseguito

dal coro "Franco Glavinic".

 

 

Spett. redazione,

 

l'esito plebiscitario col quale gli sloveni hanno detto il loro sì

definitivo all'Europa segna il superamento dell'ultima tappa preliminare

all'ingresso della vicina Repubblica nell'Unione. Dal 1° maggio del 2004

l'allargamento dell'Europa sarà realtà: si tratta di un risultato al quale

anche il movimento sindacale ha dato un significativo contributo, non

soltanto con l'impegno attivo dei sindacati sloveni nella campagna

referendaria, ma anche attraverso le sue articolazioni internazionali, a

cominciare dal Csi Fvg-Slovenia-Croazia.

Ma la voglia d'Europa espressa in modo così inequivocabile da tutti i

cittadini sloveni rappresenta anche un segnale importante per il mondo

produttivo e la società civile del Friuli Venezia Giulia, una regione

chiamata a costruire proprio sui rapporti internazionali e sui mutati

scenari dell'Europa le nuove ragioni della sua specialità. Svolgendo quel

ruolo di interlocutore privilegiato con i futuri Paesi membri che le deriva

dalla sua posizione geografica e dai rapporti di dialogo e collaborazione

economica già avviati. Anche per questo sollecitiamo il nostro governo

regionale a svolgere un ruolo attivo di mediazione nella trattativa avviata

tra Italia e Slovenia per la definizione di un accordo sul lavoro

transfrontaliero: si tratterebbe di un primo, concreto segnale di

collaborazione e di capacità di dialogo su una materia che riveste grande

importanza non solo in termini di impatto del lavoro sloveno sul nostro

mercato locale, ma anche come prima forma di transizione verso la libera

circolazione dei lavoratori tra Slovenia ed Europa. Com'è noto, infatti, il

regime libero non entrerà automaticamente in vigore con l'ingresso dei nuovi

Stati membri, ma sarà sottoposto a una moratoria che potrà arrivare fino a

un massimo di 7 anni.

 

Roberto Treu

dipartimento internazionale Cgil-Fvg

Ruben Colussi

segretario generale Cgil-Fvg

«Urge un accordo con la Slovenia sul lavoro transfrontaliero»

 

 

 

 

2 April

 

«Ritorniamo al Placito del Risano»

«dobbiamo avere la medesima fermezza verso gli sloveni»

Spettabile redazione,

 

Lasciamo un po' i belligeranti extraeuropei e pensiamo piuttosto se sia il

caso, a tutt'oggi, di ammettere in un consesso di Stati civili quali

dovrebbe essere l'Unione Europea un popolo di prepotenti come i confinanti

sloveni, o almeno i nove decimi di essi, la cui indole non si è evoluta con

il trascorrere dei secoli e dei millenni.

Oggi essi hanno la stessa mentalità di quando, regnando Carlo Magno re dei

Franchi ed imperatore del Sacro Romano Impero, pretesero di occupare, con la

complicità di un duca, intrigante e traditore del suo sovrano, i campi dei

contadini istriani. Questi, gravemente offesi per l'ingiustizia subita, si

rivolsero con fiducia a Carlo, che sapevano equo e leale. Egli, infatti, non

si accontentò di promesse, come tanti secoli dopo i suoi discendenti ed i

loro alleati, ma intervenne senza indugio. Nell'804, dopo essersi accertato

per mezzo dei suoi inviati della condotta di quel nobilotto amico dei

predoni, lo convocò presso il fiume Risano che scorre non lontano da

Capodistria, alla presenza del Patriarca di Aquileia, del Vescovo di

Trieste, di dignitari triestini, istriani, friulani, e del popolo testimone

del sopruso.

Si trovava il duca a grande disagio, perché su di lui sentiva l'ombra severa

dell'imperatore insofferente dagli atti di barbarie. Ora ben capiva come si

fosse disonorato per aver messo in balia di briganti avventurieri gli averi

conquistati con anni di duro lavoro da onesti agricoltori discendenti dai

romani.

Siccome Giovanni era ambiguo e voleva conservare il titolo di duca

imperiale, fu costretto ad umiliarsi e a promettere di cacciare gli invasori

slavi.

C'è un bellissimo quadro, nel palazzo della Provincia di Trieste, che

rappresenta questo consesso di signori e di popolo, col duca in piedi ed il

braccio teso, mentre solennemente giura che «Et nos eos eiciamos foras»,

ossia «Ch'io (le autorità usavano il nos, noi, plurale di maestà) abbia a

cacciarli via». E così fece.

Possano imitarlo nel 2004 i plenipotenziari ora in fregola di ammettere una

popolazione per buona parte molesta e avida dei beni altrui in uno Stato

plurinazionale che dovrebbe dare esempio di cultura, di complessa storia, di

antica civiltà, di fierezza e di osservanza di più elevati valori, ossia di

ciò che chiamiamo ideali, Dio, Patria, Famiglia, per intenderci.

Liliana Toriser

 

 

Carnefici secretati

fino al 1997 la presidenza del consiglio nascose i documenti sugli

infoibatori

La Società di Studi Fiumani e l'Istituto Croato di Storia hanno svelato il

mistero

Paolo Radivo

 

Giovedì scorso si è tenuta all'hotel Jolly la presentazione del volume "Le

vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947)". Il libro, a

cura di Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski, è frutto di una ricerca

condotta dalla Società di Studi Fiumani di Roma e dall'Istituto Croato di

Storia di Zagabria. È stato stampato a cura del Ministero italiano per i

beni e le attività culturali e per questo non si trova nelle normali

librerie. Al presidente della Società di Studi Fiumani Amleto Ballarini

chiediamo come si è giunti a questa inedita collaborazione tra istituzioni

di nazionalità diversa su un tema così spinoso e controverso.

«I colloqui difficili tra le due nazionalità certamente erano già avvenuti.

L'evento più straordinario è il fatto che la nostra associazione, che opera

in Italia, è un'associazione della cultura dell'esodo, e quindi di

quell'evento traumatico che ha diviso profondamente la realtà dell'ex

Jugoslavia dalla realtà italiana. Per anni tra le due parti c'è stato quasi

un braccio di ferro raffigurato dal balletto delle cifre su quanti erano gli

esuli dalle terre adriatiche cedute all'ex Jugoslavia. Si minimizzava da

parte croata o jugoslava e si aumentava magari da parte italiana, ma i dati

certi erano un po' fluttuanti tra gli opposti estremisti. Lo stesso dicasi

dei morti: quante volte si è sentito parlare dei morti delle foibe? 20.000 o

40.000, fino a ridursi a 2.000 ex fascisti nella storiografia ex jugoslava.

Abbiamo questi picchi di valutazione estremamente diversa. Direi che ciò che

ci ha aiutato molto è aver tenuto sgombero il terreno da influenze

politiche. Avevamo preso i primi contatti dopo la caduta del muro di Berlino

con la città d'origine. Ricordo che la nostra Società di Studi Fiumani,

assieme al Libero Comune di Fiume in Esilio, sono le uniche organizzazioni

degli esuli che si sono presentate dopo l'89 alla propria città d'origine

chiedendo se era possibile fare qualcosa, allacciare sia dei rapporti sia

con i "rimasti" (brutta parola per indicare gli italiani di minoranza), sia

con le autorità croate. Questo direi è l'anello che mancava sempre e resterà

mancante per molto ancora in altri siti. Il dialogo non doveva avvenire solo

tra chi è andato via e chi è rimasto per congiungersi e vedere di operare

insieme, ma doveva passare attraverso una nuova realtà: la nuova realtà di

cui gli esuli dovevano prendere atto. Quella era una città italiana perduta,

ma in realtà oggi Fiume è Rijeka nella Croazia democratica ed indipendente,

come allora nella Jugoslavia in sfacelo ex comunista, con tutte le

sofferenze che abbiamo visto fino alla guerra cosiddetta "patriottica", che

ridurrà la vecchia Jugoslavia solo alla Serbia e al Montenegro e darà vita

alle realtà nuove della Croazia e della Slovenia».

Questo libro a quali conclusioni comuni è arrivato?

«Le dirò: questo libro non si è proposto di avere delle conclusioni comuni,

ma dei dati comuni. I documenti sono stati reperiti insieme, mentre è stata

lasciata ampia libertà di commento, perché è difficile trovare conclusioni

comuni per storie così estremamente diverse, contrapposte per anni, direi

per secoli, se risaliamo a prima dell'unità italiana. In realtà tra cultura

italiana e cultura croata c'è sempre stata un'antitesi, fin dai tempi del

1848, dal faticoso processo dell'unità nazionale italiana, ma anche

dell'unità nazionale croata. In realtà ci vedevamo come cane e gatto. Non lo

si può nascondere, i segni erano evidenti: nazionalismo da una parte e

dall'altra. Avevamo storie diverse che andavano rispettate: la nostra,

italiana, con tutte le traversie che ha avuto, e quella croata. Ognuno

poteva liberamente commentare i documenti e i dati che emergevano dalla

ricerca nel modo che lui riteneva più idoneo e compatibile con la sua

cultura. Questo è stato fatto. Però le schede delle vittime sono state

siglate da entrambe le parti. I dati statistici che derivano dalle schede

delle vittime sono dati comuni, i commenti possono sfumare. Il dato più

evidente di queste diversità interpretative? Faccio l'esempio più

ricorrente: mentre da parte dell'amico Sobolevski, che scriveva per

l'Istituto Croato di Storia, certi processi nel dopoguerra sono stati

frequenti con l'accusa di crimini di guerra e cose del genere, da parte

nostra si riducono a poca cosa, perché processi veri e propri ce ne sono

stati forse una decina, almeno quelli documentati, su un centinaio di

desaparecidos dalla città di Fiume dal 3 maggio 1945 in poi. Ci uniscono i

dati».

Cosa dicono questi dati?

«I dati purtroppo dicono una realtà molto scomoda da dover digerire da tutte

le parti. Abbiamo suddiviso il periodo in tre fasi successive: abbiamo la

guerra vera e propria, che per l'Italia va dal giugno 1940. Il '39 è

indicato come convenzione di guerra europea, ma non di guerra italiana. Dal

1940 fino all'8 settembre 1943 noi abbiamo il Regno d'Italia con il regime

fascista che domina la scena, ed anche quella di guerra, con le sue

direttive, con la sua strategia. Dall'8 settembre 1943 al 3 maggio 1945

abbiamo la realtà del Litorale adriatico, dove in realtà, se di diritto

Fiume rimane italiana, di fatto non è altro che un territorio controllato

con ferrei criteri dall'esercito tedesco. Il terzo ed ultimo periodo è dal 3

maggio 1945 al Trattato di Pace, periodo che dovrebbe essere di fine delle

ostilità, dove in realtà non dovremmo assistere a uccisioni, se non a

legittimi processi per crimini di guerra. La realtà è un po' diversa.

Infatti fra il 3 maggio 1945 e il Trattato di Pace Fiume registra più

vittime che non nel 1944, anno in cui diversi fattori contribuivano a

provocare vittime: le rappresaglie tedesche, le deportazioni degli ebrei, i

bombardamenti degli angloamericani. Cominceranno a scendere

significativamente dal 1947 in poi: poche decine nel 1947 e qualche unità

nel 1948, perché Tito interviene. Non ha più bisogno del terrore per fare

capire agli italiani che non c'è più spazio per loro nella Repubblica

federativa socialista jugoslava. Il trauma è già avvenuto, ha dato gli

effetti sperati. L'esodo, se non è ufficialmente in atto perché solo con la

firma del Trattato di pace saremo chiamati a decidere se vogliamo stare in

Jugoslavia o ritornarcene in Italia, in forma clandestina dà già i suoi

frutti. Già gran parte della popolazione se ne va con un permesso qualsiasi

per Trieste e quando arriva non torna più indietro. Gente che sacrifica

beni, li consegna ai vicini di casa... Non tutti recupereranno mai: chi

aveva una casa ancora oggi attende di avere qualcosa che lo ricompensi. Qua

Tito interviene e dice di no, di cercare la legalità, perché il risultato è

stato ottenuto. Ma Tito, oltre a dire questo, dice una frase che verrà

riportata da tutta la stampa del regime jugoslavo: «Anche se l'Ozna viene

accusata di chissà quali crimini, è meglio che l'Ozna faccia tremare il

sangue nelle vene dei nostri nemici, è solo un vantaggio per il nostro

popolo». Queste sono sue parole testuali che cito spesso per dare la misura

di questa catastrofe che attendeva la gente italiana nei territori ceduti

all'ex Jugoslavia».

Questa repressione sanguinosa jugoslava post 3 maggio 1945 quante vittime ha

fatto complessivamente a Fiume?

«In questa fase grosso modo siamo arrivati a 600 vittime circa per quanto

riguarda gli italiani di Fiume. Naturalmente a questi si devono aggiungere

coloro che non erano di Fiume, ma che erano stati portati a Fiume per

esempio dall'Istria. Noi apprendemmo dell'esistenza della foiba di Costrena,

a pochi passi da Fiume, proprio alla fine della nostra ricerca. Abbiamo le

prove documentate che in quella foiba finirono molti tedeschi e molti

italiani dalla Questura, finanzieri e carabinieri. Questa foiba è stata

fatta saltare con la dinamite per evitare che il lezzo dei cadaveri turbasse

troppo la popolazione vicina, come in effetti faceva, perché la gente fece

delle proteste ufficiali per evitarlo: è ancora lì».

Il processo a Oskar Piskulic, accusato dell'omicidio di un antifascista

fiumano nell'ambito di questa repressione realizzata dall'Ozna a Fiume,

continuerà presso la Corte d'appello di Roma e non sarà dunque trasferito:

una notizia positiva?

«Le dirò la verità. Se devo parlare a titolo personale da ricercatore

storico, che gli ultraottantenni vengano condannati da un tribunale mi

sembra veramente un provvedimento, se di condanna, comunque tardivo. Non

sono d'accordo nel cercare gli ultraottantenni in giro per l'Europa,

tedeschi o slavi, che hanno potuto arrecare danno, qualora lo abbiano fatto,

alla nostra gente. Bisognava muoversi prima. La colpa è questa: fino al 1997

questi nomi sono citati nelle relazioni riservate alla Presidenza del

Consiglio e al Ministero degli interni della Repubblica italiana.

Pervenivano da Trieste, ma erano venute dal servizio informazioni, che

funzionava bene o male. Si sapeva in Italia, si è saputo fin da allora

dell'esistenza dell'Ozna, delle sparizioni a Fiume, dei metodi che hanno

usato per fare sparire la gente, della stessa foiba di Costrena, che viene

citata in una relazione che abbiamo trovato noi nell'archivio centrale dello

Stato. Tutti questi documenti fino al 1997 erano secretati, riservati alla

Presidenza del Consiglio. C'è voluto questo accordo fra la nostra piccola

società, che conserva la memoria dell'esodo a Roma ed è tutta privata senza

grandi risorse o grandi leggi che la proteggano, ed un istituto pubblico

come quello di storia di Zagabria. Questo congiungimento è stato favorito

dalla firma di Leo Valiani, che era nostro presidente onorario all'epoca e

che dava garanzie di obiettività politica nel lavoro che ci accingevamo a

fare».

 

 

skgz e sso aspirano all'indipendenza dal potere politico, ma intanto...

Parlano di una banca delle minoranze, anche se per farla ci vogliono 22

miliardi

Boris Gombac*

 

Martedì 25 marzo si sono incontrate, per l'ennesima volta in poche settimane

(ma quanto avranno da dirsi!) le delegazioni orfane titine dell'Unione

Italiana, erede della mitica organizzazione Uiif, e della Skgz, deus ex

machina delle sorti nazionalfinanziarie della Comunità nazionale slovena in

Italia.

Nulla sembra essere mutato per gli appartenenti al gruppo nazionale

italiano, per i quali la libertà di associazione e di organizzazione è

tutt'oggi rappresentata dal monopolio detenuto dai comunisti locali, ben

sistemati nelle enclavi del potere e dei media.

Ammontano a 2.937 gli italiani, dichiaratisi tali, nei tre comuni del

Litorale sloveno. Facilmente condizionabili, ammansiti, tacitati in modo

elegante, da non avere neppure la forza per esprimere un controcandidato al

seggio garantito nel Parlamento sloveno, occupato dall'uomo di regime

Roberto Battelli.

Sono ormai italiani di comodo, evidenziato dal rapporto viziato tra il

gruppo numerico degli appartenenti al gruppo nazionale italiano ed il numero

degli alunni che frequentano la scuola italiana. Beneficiari e

amministratori di un doppio diritto di voto, negato alla maggioranza degli

italofoni, a cui è imposto il bilinguismo.

Un bilinguismo che sembra essere estraneo alla stessa Skgz, che lo definisce

dai connotati semantici carichi di ideologie ereditate dal travagliato

passato e di perfidi intrecci di privilegi che riporta in mente quanto

scritto dal pm Raffaele Tito, nella sua richiesta di rinvio a giudizio nel

processo per il crac della Banca di Credito di Trieste e riportato dalla

stampa locale: «I fiduciari mai avevano versato alcunché per acquisire le

azioni o per procedere agli aumenti di capitale sociale. Rispondevano

pertanto anche del proprio diritto di voto a organismi e associazioni di

tipo politico-culturale come la Skgz e l'Ures, facenti capo alla come detta

minoranza slovena in Italia».

Obiettivo comune dichiarato dell'Unione Italiana, dell'Skgz e della

compartecipe di regime Sso la costituzione di una "banca delle minoranze",

come centro finanziario e volano economico di queste realtà.

Tremul, Pavsic e Pahor ci sono debitori di alcune risposte in merito alla

loro intenzione di dar vita ad un istituto bancario delle minoranze, in

quanto la Comunità nazionale slovena in Italia ha vissuto sulla propria

pelle il crac della Tkb-Bct, costituita nel 1954 con il Memorandum di Londra

ed il denaro versato dagli alleati ai rappresentanti titini della Skgz,

quale risarcimento alla minoranza slovena per gli istituti di credito

privati nazionalizzati dal regime fascista.

Una banca che doveva essere della minoranza per la minoranza, ma che in

realtà usò la minoranza slovena per interessi altrui. Se ci è permesso di

fare un paragone: sarebbe stato più facile entrare nel palazzo presidenziale

di Saddam Hussein che acquistare un'azione della Tkb, vista l'esperienza

passata.

Oggi non è difficile aprire uno sportello bancario: basta avere 22 miliardi

di vecchie lire e personale competente. Costatata la presenza sul mercato

del lavoro di personale bancario competente, rimane aperta la questione

finanziaria. Si deve dunque dedurre che le tre organizzazioni dispongano in

proprio della suddetta cifra, oppure il loro ruolo in questa iniziativa

rimarca un comportamento già messo in opera.

Comunque sia, per quanto riguarda la Skgz e la Sso c'è da chiedersi quanto

ancora potranno beneficiare dei contributi che lo Stato italiano, tramite la

Regione, destina alle associazioni ed istituzioni della minoranza slovena in

Italia in base all'art. 16 della legge di tutela n. 38/01, se la loro

attività è in gran parte contrassegnata da iniziative finanziarie ed

economiche e non, come richiesto, di natura editoriale, informativa,

culturale.

Interessante il loro approccio imprenditoriale, che dovrebbe permettere a

queste organizzazioni di emanciparsi dal potere politico, rimanendo le

principali fonti di finanziamento quelle pubbliche ed in secondo luogo

quelle europee con i programmi Phare e Interreg. In questa loro visione

europea che, secondo loro, dovrebbe offrire la cornice istituzionale, c'è da

chiedersi se hanno preso in considerazione il fatto che, mentre l'Unione

Italiana è proprietaria dell'Edit, la Skgz e la Sso non sono proprietarie né

della testata del Primorski Dnevnik né tanto meno della casa editrice Prae

che lo stampa.

In quanto a Tv Koper-Capodistria, ente pubblico di Stato, e la sua mancata

visibilità in Istria, l'Unione Italiana più che con noi sloveni dovrebbe

dialogare con i Governi sloveno e croato e le associazioni della minoranza

slovena in Croazia, visto che noi stiamo a Ponente e loro a Levante.

Chissà se a Tremul, Pavsic e Pahor sarà passato per la mente che la gente

potrà chiedersi perché solo queste due organizzazioni per gli sloveni in

Italia e una sola per gli italiani in Slovenia vengono spinte ad

intraprendere questo tipo di operazioni finanziarie, stante la presenza

nella Commissione mista regionale di un rappresentante della nostra

organizzazione e della presenza sul territorio istriano di una seconda

organizzazione della minoranza italiana in Slovenia e Croazia.

Non uno di questi progetti di cui si vantano è approdato in Commissione. Non

uno di loro è stato presentato nelle sedi istituzionali regionali per

proporli all'attenzione dell'opinione pubblica slovena ed italiana

interessate, nonostante la richiesta avanzata dal nostro rappresentate.

Questa la verità!

A questo punto, non ci resta altro ed aspettare che ci vengano a dire che la

Tict al Molo VII rappresenta quel sistema di cui vanno enunciando.

 

*Presidente della Comunità Economico Culturale Slovena

 

 

«Ci sia unità

attorno ai valori

del 25 aprile»

Bruno Zvech*

 

Esprimo un grande dispiacere per il fatto che il presidente Ciampi non potrà

essere a Trieste per il 25 aprile.

La presenza del presidente avrebbe sottolineato il significato profondo

della Festa nazionale che ricorda la liberazione dal fascismo e dal nazismo

e la vittoria di tutta l'Italia democratica e avrebbe vanificato ogni

tentativo di stravolgerne il significato. Da questo punto di vista devo

registrare con preoccupazione la crescente divaricazione tra Comune e

Provincia, generata evidentemente non solo da gelosie istituzionali, ma

dall'ambiguità e dall'incertezza con la quale si sono mossi rispetto al

significato della celebrazione.

Non vorrei che queste polemiche ci facessero ripiombare nel clima dell'anno

scorso presentando ancora una volta in modo irresponsabile una città divisa.

A questo punto spero che il Comitato si possa riunire al completo con la

presenza di tutte le istituzioni, com'è loro dovere e consuetudine, e mi

aspetto un segnale chiaro di unità attorno ai valori del 25 aprile che

stanno alla base dell'Italia repubblicana e nei quali si riconoscono tutti i

cittadini.

L'annunciato messaggio del presidente della Repubblica, che così testimonia

ancora una volta l'attenzione per Trieste, ci richiamerà sicuramente a quei

valori sui quali si basa l'unità nazionale.

 

*Consigliere regionale

e segretario provinciale

dei Ds

 

 

 

 

1 April

Aviano crocevia

di grandi manovre

Colonna di mezzi dalla base di Vicenza

La base Usaf di Aviano è sempre al centro delle operazioni di supporto alla

guerra in Iraq. Anche ieri mattina si è notato un notevole movimento di

uomini e mezzi, sia all'interno che fuori dalla struttura, con camion

provenienti anche da altre basi italiane. L'ultima colonna è arrivata ieri

dalla Setaf di Vicenza, dove ha sede la 173/a bigata aviotrasportata. Una

decina di autotreni sono stati scortati dai Carabinieri sino all'ingresso.

Da Aviano hanno preso il volo tutti gli aerei C17 protagonisti del

colossale ponte aereo con l'Iraq. Poi tutti sono rientrati a Ramstein

(Germania) ed alle altre basi di provenienza.

 

«Ora la guerra non si può fermare, altrimenti

Usa e Gb perdono tutta la loro credibilità»

il generale triestino mazzaroli analizza gli errori della strategia alleata

«Al punto in cui siamo, Stati Uniti e Gran Bretagna non possono più fare

marcia indietro, altrimenti verrebbe totalmente compromessa la loro

credibilità sullo scacchiere internazionale».

Lo afferma il generale triestino Silvio Mazzaroli, già vicecomandante della

forza di pace multinazionale in Kossovo. «Il corso della guerra in Iraq -

afferma l'alto ufficiale - non è stato quello che si aspettavano gli

americani, i quali speravano di rovesciare il regime con il supporto della

popolazione locale. Ora dovranno cambiare strategia, probabilmente

intensificando gli attacchi aerei e ottenendo il risultato politico opposto

rispetto a quello che si erano prefissi».

Ma fino a che punto l'opinione pubblica americana e quella britannica

potranno accettare che i loro giovani vadano a morire in Iraq? «Oggi -

osserva Mazzaroli - i caduti si contano a decine, ma quando ce ne saranno a

centinaia, allora verrà fuori il pacifismo vero, quello della gente comune e

non quello attuale strumentalizzato dai partiti e dalle forze anti-Usa».

«Gli Stati Uniti - conclude il generale - forse sono caduti in una

provocazione che porta verso il compattamento delle forze islamiche. E

seguendo questa via si potrebbe andare verso quello scontro di civiltà di

cui si parla da 10-15 anni».

 

 

Pace, giustizia e lavoro: assemblea all'Oberdan

questo pomeriggio con la partecipazione del medico marino andolina

Oggi alle ore 17, nell'aula magna del liceo scientifico "G. Oberdan" (via

Paolo Veronese, 1), con un'assemblea aperta a studenti, insegnanti ed alla

cittadinanza, Edoardo Kanzian, animatore del volontariato culturale,

promuove una riflessione sul tema "Non c'è pace senza giustizia e lavoro"

con don Pierluigi Dipiazza dell'associazione "Ernesto Balducci" di Zugliano

(Udine), per l'associazione "Gente adriatica"-"Centro studi Niccolò

Tommaseo" e per l'Università delle Liberetà.

Partecipano all'incontro: i poeti Marko Kravos, Marina Moretti, Sergio

Penco, Ugo Pierri, i musicisti Alfredo Lacosegliaz, Fabio Zoratti, Faheem

Hussain (fisico), Marino Andolina (medico reduce da una recentissima

missione in Iraq), don Alex Cogliatti, Giorgio Stern (volontariato di pace),

e gli attori Liliana Saetti ed Armando Pasquale.

 

 

Iniziative concrete di solidarietà

La Funpaz-Italia-Onlus sta sviluppando un Programma di Solidarietà e Aiuti

Umanitari a favore del popolo argentino, iracheno, brasiliano e palestinese.

Il Progetto consiste nell'invio di generi alimentari, vestiario, materiali

utili per la scuola e materiale ospedaliero, destinati alle regioni in

difficoltà. Per questo la Funpaz deve raccogliere fondi per coprire le spese

del trasporto marittimo, dei trasferimenti a terra, dell'assicurazione e di

tutti gli eventuali costi che tale operazione genererà. Vi forniamo le

coordinate bancarie del "Conto Pro" presso la Banca Popolare Etica di Roma

per effettuare le donazioni.

 

Funpaz-Italia-Onlus - Conto Nº 501150 - ABI: 5018 - CAB: 3200

 

 

«L'embargo ha ucciso 600mila bambini

iracheni. E le colpe sono anche dell'Onu»

parla il leader della fiamma tricolore cottignoli

 

Mobilitazione

dei Ds in regione

«La parola torni alla diplomazia»

Continua la mobilitazione dei Democratici di Sinistra contro la guerra.

«Siamo mobilitati - afferma il segretario regionale dei Ds Carlo Pegorer -

affinché la parola torni alla politica e alla diplomazia e perché i problemi

e le tensioni siano risolti nel quadro degli organismi internazionali.

Pr